E’ lotta per la salute nell’Italia appena unita

E’ il 1865. Nel Regno d’Italia appena proclamato, la legge 2248 – che disciplina l’unificazione amministrativa del Paese – affida la tutela della salute pubblica al ministero dell’Interno. Il legislatore, nelle norme e decreti dello Stato post-unitario, con una prosa scorrevole e minuziosa, tecnicamente ineccepibile, si sofferma su molteplici aspetti del vivere civile: dal risanamento igienico delle città alla salubrità delle acque, passando per i luoghi di lavoro e “l’abitato rurale”. è un’Italia contadina, povera, afflitta da malattie dell’indigenza e da infezioni endemiche. Malaria, difterite, pellagra, “vaiuolo” e tubercolosi falcidiano la popolazione e mentre prefetti e sindaci – autorità sanitarie periferiche – si adoperano per garantire i minimi standard di salubrità di borghi, campagne, capoluoghi, le autorità centrali si cimentano nella istituzione di idonei organismi atti a fronteggiare l’emergenza. Il Consiglio superiore di Sanità arriverà soltanto nel 1888 mentre per l’omonimo ministero bisognerà attendere il nuovo secolo: è il 1958 l’anno della svolta. L’intervento dello Stato unitario si avverte fin dai primi del Novecento; si susseguono leggi, Regi decreti, regolamenti generali  con norme speciali che investono ogni aspetto del vivere civile. Sono coinvolti abitato e suolo, acque e alimenti, navi, porti e miniere, senza esclusione di fabbriche, cantieri, allevamenti, stalle e concimaie. Se nella casetta di soccorso dei motoscafi non dovevano mancare tintura di iodio, alcol canforato, cognac, apribocca e tiralingua, indispensabili, nel pacchetto di medicazione dei lavoratori erano il siero antitetanico e, per i pellai, il siero anticarbonchio. Meticolose, in ogni disposizione, le istruzioni al personale di assistenza, pedanti le attenzioni rivolte al baliatico per evitare contagi di malattie veneree; scrupolose le indicazioni nei confronti delle “baracche di abitazione per gli operai e le loro famiglie”. Numerosi gli articoli per la somministrazione del chinino e la tutela igienica dell’alimentazione: selvaggina, animali da cortile, crostacei, pesci molluschi, latte, burro dolciumi. Tutto doveva essere sottoposto al vaglio delle autorità, in un contesto sociale disgregato, arretrato, in cui in realtà, alle copiose disposizioni, non corrispondeva altrettanta capacità organizzativa e di controllo. Se il primo tentativo di coordinamento delle leggi sanitarie risale al 1907, è nel Ventennio che si gettano le basi di una legislazione in buona parte oggi ancora vigente con il Testo unico del 1934. Organizzazione amministrativa e professioni sanitarie, igiene ambientale e lotta alle infezioni, polizia veterinaria e mortuaria costituiscono i punti cardine del provvedimento. Lo stato totalitario interviene con tutti gli strumenti a disposizione per il controllo sull’igiene e la salute dei propri cittadini, attuando quel dirigismo sanitario che nelle istituzioni e nella collettività produrrà effetti imperituri.

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