Manovre, ticket, tagli: in sanità spunta il privato low-cost

Sanità pubblica vs sanità privata. L’eterna diatriba, come nella migliore tradizione, potrebbe avere un terzo soggetto che se la gode a danno degli attori principali. E’ il cosiddetto privato a basso costo ed indiscussa qualità. Come per i voli in aereo, gli outlet per l’abbigliamento e gli studi associati di professionisti vari, anche il mercato della salute si attrezza e, constatato il vertiginoso aumento dei ticket e le liste di attesa improponibili, passa all’attacco offrendosi quale valida alternativa con significativi investimenti. E l’affare deve essere di rilievo, considerato che in prima linea ci sono colossi quali Intesa San Paolo e il Gruppo Banche popolari, che hanno costituito con le proprie azioni Welfare Italia, “un consorzio di cooperative teso a costruire alleanze forti e stabili con partner del settore pubblico e privato per dare risposte concrete ai bisogni delle persone, progettando servizi di qualità a un costo accessibile”. La premessa è interessante, i primi risultati promettenti: 25 poliambulatori specialistici e odontoiatrici previsti per fine anno, distribuiti specie nel nord Italia, che in un quinquennio diventeranno 130. Il sistema è in costante crescita: 40.000 operatori con una distribuzione di servizi per un valore di oltre un miliardo di euro; si pensi che in dieci anni il numero delle imprese è più che triplicato e il valore della produzione è aumentato significativamente, raddoppiandosi a partire dal 1998. Si stima che l’imprenditoria low cost andrà ad incidere con il 6 per cento sulla spesa sanitaria complessiva. Un mercato miliardario quindi, con una possibilità di risparmio che varia tra il 30 e il 60 per cento, secondo i dati forniti dagli economisti della Scuola di Formazione in imprenditorialità sanitaria del Campus Biomedico di Roma, che non a caso si sta preparando al mutare degli eventi nel complesso panorama della sanità regionale. Per il momento, la parte del leone nell’offerta assistenziale la fanno l’odontoiatria e la psicoterapia, specialità che il Servizio sanitario nazionale copre con appena il 10 per cento dell’offerta ma presto, visite specialistiche e accertamenti diagnostici saranno a disposizione di una collettività sempre più critica verso il pubblico e insofferente nei confronti delle alte tariffe del privato.

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