Si riaccendono i riflettori sul destino del Forlanini, ospedale romano con una lunga storia e solide tradizioni nella cura delle patologie polmonari, chiuso il 30 giugno 2015 dalla Regione Lazio e lasciato in abbandono. Dopo varie ipotesi sulla sua destinazione, avanzate dalla precedente amministrazione regionale e tutte accantonate, l’ultimo progetto che sembra prendere consistenza – lanciato dall’ex assessore alla Sanità della giunta Zingaretti, Alessio D’Amato – vedrebbe il trasferimento dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù dall’attuale e inadeguata sede del Gianicolo nel nosocomio inutilizzato di Monteverde. Una soluzione proposta senza alcun confronto con la cittadinanza, che forse incontra qualche approvazione ma non la totale adesione dei residenti. Molti si sono battuti affinché il grande complesso fosse riconvertito a servizi sociosanitari pubblici aperti a tutti. Con l’ipotesi Bambino Gesù si rischia di veder trasformati i 14 ettari del grande parco e lo storico palazzo in sede extraterritoriale, come tutti i beni della Santa Sede, nonostante l’artifizio giuridico escogitato, che prevederebbe una cessione all’Inail e un affitto alla proprietà del Vaticano. Per questo, i deputati del Movimento 5 stelle Andrea Quartini, Francesco Silvestri e Stefania Ascari – raccogliendo le istanze delle associazioni di tutela dei malati e dei comitati cittadini che, in 118mla hanno sottoscritto perché l’ospedale restasse bene pubblico a vocazione sociosanitaria – hanno presentato una interpellanza, la numero 2/00313 nella seduta 233 del 25 gennaio scorso, in cui chiedono lumi  sulla trattativa condotta, sembra in grande segretezza, tra Vaticano, Governo e Regione Lazio. Dal testo, emerge che sarebbe pronto un “memorandum prossimo alla sottoscrizione” delle tre istituzioni coinvolte, con “allarme dei cittadini romani e delle organizzazioni che si sono da sempre battuti per un recupero condiviso dell’ex nosocomio pubblico”. I parlamentari elencano poi tutti i soggetti che si stanno interrogando sulla mancata trasparenza delle trattative, dalla Cgil a Cittadinanzattiva, passando per vari esponenti del Terzo settore che invocano l’applicazione dell’articolo 55 del loro codice, che prevede che “le amministrazioni pubbliche, nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione, a livello territoriale, degli interventi e dei servizi nei diversi settori di attività, assicurano il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore attraverso forme di co-programmazione, co-progettazione, accreditamento, nel rispetto dei princìpi della legge n. 241 del 1990”. “Ė  interesse della collettività che il bene in questione rimanga in mano pubblica e che non sia ceduto ad uno Stato estero – scrivono ancora gli interpellanti – e che dunque per il migliore utilizzo della struttura, anche ad opera di soggetti privati terzi, si avvii un processo trasparente e ad evidenza pubblica, affinché nel complesso monumentale del Forlanini possano trovare spazio tutti i migliori progetti per una riqualificazione dei servizi sanitari e sociosanitari del territorio”. La previsione dei cittadini – mutuata da un articolato progetto proposto nel 2010 dal professor Massimo Martelli, già primario di Chirurgia toracica dell’ospedale – vedrebbe il grande complesso destinato a una Rsa di moderna concezione, ovvero non mero ricovero per anziani fragili ma possibilità di accoglienza in un contesto residenziale. E non solo. Nell’immenso edificio potrebbero trovare posto gli ambulatori della Asl Roma 3, che da decenni sono gravati da canoni di affitto pari a circa 3 milioni l’anno e, addirittura potrebbero essere ospitati alcuni servizi dell’attiguo ospedale San Camillo, oggi in difficoltà perché operanti in spazi troppo compressi. L’interpellanza, oltre ai quesiti di carattere meramente sanitario e – ci permettiamo di dire – di buonsenso che una amministrazione dovrebbe seguire, si conclude con un appello affinché il magnifico parco che circonda i due chilometri di perimetro dell’ospedale “resti bene comune urbano per i cittadini ai quali apparteneva”. Il solo pensiero che, all’ingresso del futuro Bambino Gesù un addetto alla vigilanza possa sbarrare il passo a un comune cittadino, dovrebbe essere un campanello d’allarme per ogni amministratore che abbia a cuore il bene comune dei cittadini.

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