Carcere, salute cercasi: ancora inapplicata la riforma

Non sono bastati un decreto legislativo nazionale, una legge regionale, un congruo periodo di sperimentazione, commissioni e comitati di monitoraggio per garantire il diritto alla salute in carcere. Per questo i rappresentanti della Regione corrono ai ripari e avanzano proposte per dare piena attuazione a una riforma che dal 1999 stenta a trovare completa applicazione nei 14 penitenziari del Lazio. Con il decreto legislativo n. 230/99 si è stabilito il passaggio di competenze per la cura dei detenuti dalla amministrazione penitenziaria alle Asl ma, a tutt’oggi, si è ancora per varie ragioni in fase transitoria.

Per Alessandra Mandarelli, presidente della commissione Sanità è necessaria la presenza dei direttori degli istituti di pena  all’atto della stesura dei piani di zona socio-sanitari, i principali documenti di programmazione territoriale. Per Maurizio Perazzolo, presidente della commissione  Politiche sociali, occorre creare un gruppo di studio con i rappresentanti di Regione, Asl, Garante dei diritti dei detenuti, ministero della Giustizia e carceri stesse. In particolare va gestito il delicato passaggio di attribuzioni dalle strutture del competente dicastero alle aziende sanitarie, operazione che negli anni ha trovato profonde resistenze e difficoltà di applicazione. Questo è quanto è emerso dalla riunione congiunta delle due commissioni, a cui hanno partecipato quattordici consiglieri di maggioranza e opposizione.

Primo atto per iniziare un percorso virtuoso sarà il coinvolgimento dei medici penitenziari e l’acquisizione del rapporto annuale sulla situazione sanitaria in carcere, con particolare attenzione al fenomeno dei decessi in costante aumento, in molti casi attribuibili a patologie non individuate e curate tempestivamente.

 

La denuncia del sindacato

“Oltre 100 detenuti muoiono ogni anno per cause naturali – denuncia Leo Beneduci, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Osap – spesso perché trascurati o curati male. Le Regioni, subentrate come competenza sanitaria al ministero, hanno ereditato una situazione disastrosa. I tagli delle risorse per le cure ammontano al 31,8 per cento, quelli per il trasporto in ospedale e per esami specialistici sono del 22,2 per cento e non basta: è colpita anche l’assistenza di detenuti tossicodipendenti in comunità terapeutiche, totalmente definanziata”.

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