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Medici di famiglia, contratti cococo

6 ottobre 2014 nessun commento

certificato medico-2Ruolo unico per tutti: medici dell’assistenza primaria, della continuità assistenziale e della medicina dei servizi e un contratto da libero professionista “in regime di collaborazione coordinata e continuativa” pur operando nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. Due i tipi di forme organizzative: le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) o Unità complesse di cure primarie (Uccp). Questi sono i punti salienti dell’Accordo collettivo nazionale per i medici di famiglia 2014-2016, un’intesa che, come annunciato nei documenti pre-congressuali della categoria, “condizionerà i prossimi 30 anni”. Si stenta a trovare dei punti di condivisione tra professionisti e parte pubblica ma già si diffondono i commenti sulla bozza di accordo in circolazione. L’impronta della riforma Balduzzi permea tutta l’architettura della convenzione: assistenza per tutta la giornata e per tutta la settimana, 7 giorni su 7, per un bacino di utenza inferiore ai 30 mila residenti. Saranno le Aft a fornire professionisti con tale modalità di assistenza che sarà a rotazione, suddivisa tra le aggregazioni e lo studio personale del medico, che può essere mantenuto. La vera novità di tutto l’impianto è l’ingresso del privato nella gestione dei servizi. Nel caso in cui la Asl non possa garantirla – e in regioni come il Lazio in piano di rientro l’ipotesi non è certo remota – subentra il privato con società esterne. La torta è grande, i compiti delle Aft infatti sono molteplici: assicurare l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, garantire la continuità assistenziale nelle 24 ore e 7 giorni su 7, potenziare la medicina d’iniziativa (modello assistenziale per la gestione delle malattie croniche, ndr), sperimentare la ricetta elettronica e il fascicolo sanitario del paziente. Insomma una serie di adempimenti cui va ad aggiungersi anche la prevenzione e il coordinamento con il sistema di emergenza-urgenza. Diversi i compiti delle Uccp, inserite in presidi regionali – nel Lazio Case della Salute – che erogano prestazioni multi specialistiche. In questo caso, i camici bianchi dovranno prendere in carico il paziente, occuparsi dei malati cronici, cooperare per ridurre gli accessi impropri in pronto soccorso. In un comunicato, il segretario nazionale Giacomo Milillo, auspicando “l’accelerazione verso un risultato positivo”, è consapevole della “radicalità del cambiamento nell’approccio con l’organizzazione del Servizio sanitario”. Ora la parola passa alla conferenza Stato-Regioni che, approvando l’accordo, darà il via a una rivoluzione copernicana.

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