Disturbi del comportamento alimentare: un fenomeno in pauroso aumento e le istituzioni cosa fanno? Secondo i dati del ministero della Salute, i casi sarebbero aumentati dai circa 608 mila del 2019 agli oltre 1 milione e 450 mila del 2022: più del doppio. In particolare, sono i giovani e i giovanissimi – fascia di età compresa tra i 12 e i 14 anni – a essere colpiti dal disturbo e, purtroppo, il problema si estende perfino a bambine e bambini di 10 anni. Una delle criticità legate a tale insorgenza, è la carente risposta delle istituzioni in termini di assistenza, specie per quanto attiene ai posti letto. Anche il Lazio lamenta tale problematica, legata alla aumentata incidenza dei casi, con incremento degli ingressi in pronto soccorso e dei ricoveri in day hospital e in regime ordinario. Lancia l’allarme Marietta Tidei, capogruppo di Azione-Italia Viva al Consiglio regionale del Lazio, che informa: “A fronte di questa grave emergenza sanitaria, nella nostra Regione i posti letto disponibili nelle strutture pubbliche per i giovani affetti da tali disturbi sono attualmente poche decine. Una situazione del tutto insufficiente e che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi”. Attualmente, presso il Santa Maria della Pietà è attivo un cento di eccellenza per la patologia ma c’è necessità di strutture residenziali, esigenza a cui, a tutt’oggi non si è data risposta. La stessa consigliera, nel settembre 2021 presentò una mozione “chiedendo che venisse data in tempi brevissimi una risposta all’improcrastinabile fabbisogno regionale in termini di servizi dedicati alla cura dei disturbi alimentari con specifico riferimento alle strutture residenziali”. A quanto pare, l’atto non ha ancora ricevuto riscontro ma, chiarisce Tidei in una nota “alla luce dell’aggravarsi della situazione sanitaria di tali patologie e del diritto dei nostri giovani e delle loro famiglie di avere strutture sul proprio territorio per curarsi, nei prossimi giorni risolleciteremo l’Assessorato alla Sanità ad assumere questa questione in via prioritaria”. Lo si deve alle numerose famiglie in attesa e forse a qualche storica struttura regionale che avrebbe tutte le potenzialità per accogliere i ragazzi e offrire adeguata assistenza e attualmente resta inutilizzata.

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