Puntuale come il panettone a Natale, prevedibile come un temporale in autunno, si è celebrata il 1° dicembre la 41esima Giornata mondiale per la lotta all’Aids. Al di là delle rituali manifestazioni, istituzionali o meno, i dati rilevanti sono questi: in Italia nel 2021 sono state 1.770 le nuove diagnosi di infezione da Hiv pari a un’incidenza di 3 infetti ogni 100.000 residenti; dal 2012 si è osservata una diminuzione che appare più evidente dal 2018, con un declino ulteriore negli ultimi due anni, complice anche la ridotta vita sociale a causa della pandemia. L’Italia si colloca sotto la media europea per incidenza di infezioni e le fasce di età più colpite sono, nell’ordine, quella tra i 30 e i 39 anni e, a seguire, i giovani tra i 25 e i 29 anni, con prevalenza del sesso maschile (79,5% di nuovi casi). Le modalità di infezione, attribuibili alla trasmissione per via sessuale, vedono in testa – dati anno 2021 – i rapporti tra persone eterosessuali (44%), omosessuali (39,5%) e infine la trasmissione per consumo di droghe (4,2%). C’è però un altro dato rilevante, derivato dalla constatazione che il 63% delle diagnosi arriva non tempestivamente, nel momento in cui si contrae l’infezione ma a malattia già conclamata, rendendo meno efficaci le cure e la conseguente qualità di vita delle persone colpite. Ciò rende ancor più evidente la carenza di comunicazione e di educazione alla salute a cui assistiamo da tempo. Dopo una prima fiammata, alimentata dai dati allarmanti all’esordio della malattia (1981-82), l’impegno delle istituzioni in tal senso è andato scemando. Si pensi che i ragazzi nati dopo gli anni Ottanta di Aids e malattie a trasmissione sessuale sanno poco o nulla, anche in relazione al numero esiguo di strutture sanitarie a ciò dedicate. La prevenzione ridurrebbe di molto le possibilità di contagio e in Italia tale impegno dovrebbe ripartire, principalmente nelle scuole. Lo Stato spende poco in prevenzione e molto nelle cure e questo è un film già visto: “tachipirina e vigile attesa” insegnano. Secondo gli esperti la diagnosi precoce è importantissima e le terapie antiretrovirali possono addirittura, negli anni, affievolire la carica virale di un individuo colpito. Occorre quindi, risvegliare con tutti i mezzi a disposizione, la consapevolezza su questo nemico nascosto e ancora insidioso.

 

Commenti Facebook:

Commenti