1000 trapianti, il ricordo più bello: i 30 anni
di Ignazio Majolino in ematologia

Ignazio Majolino
Ignazio Majolino

Professor Majolino, oggi si festeggia una tappa di un percorso ottimamente avviato. Quale sarà il prossimo step?
Abbiamo celebrato i 1000 trapianti di cellule staminali, e contemporaneamente i 30 anni di attività. Ma è una festa che serve solo a ricordarci i nuovi traguardi che ci attendono. Nel campo stesso dei trapianti, ma anche in quello delle terapie “targeted”, meno aggressive del trapianto, più mirate alle lesioni genetiche e molecolari delle malattie del sangue.
I trapianti andranno avanti, più donatori, regimi di preparazione meno tossici, estensione a soggetti di età più avanzata; ma la frontiera adesso sono i nuovi farmaci e noi dobbiamo essere pronti a raccogliere anche questa sfida. Molte cose cambieranno in Ematologia, e non solo.
In una Regione da anni in piano di rientro, come si manifesta l’attenzione per un centro di eccellenza quale l’Istituto di Ematoterapia?
Per la verità non vi è stata finora una grande attenzione e il piano di rientro, in mancanza di interpreti validi, ha declinato questo progetto in tagli lineari che prescindono dal valore scientifico e sociale delle attività. Ma il San Camillo è il più grande ospedale pubblico della Regione e ha le capacità di risollevarsi. Il pubblico che si rivolge a questo ospedale non è solo quello del quartiere di Monteverde.
Il San Camillo è l’ospedale della città, e da qualche anno anche un grande ospedale del Mediterraneo. Si figuri che i nostri pazienti che accedono al trapianto provengono ormai in maggioranza dall’estero, la Serbia in particolare, cui ci lega un trattato internazionale.
Ne siamo orgogliosi, abbiamo sempre avuto una forte spinta ad occuparci di popolazioni svantaggiate.
Siamo anche a pochi giorni dall’insediamento del nuovo direttore generale aziendale. Vorrei chiederle se vi siete già incontrati e se avete pianificato interventi per potenziare l’attività.
Si, ci siamo ripetutamente incontrati. Il nuovo direttore generale dottor Antonio D’Urso, appena insediato, ha idee fresche e capacità manageriali adatte alla situazione. Noi professionisti gli abbiamo aperto un credito e collaboreremo alla ripresa in grande del San Camillo.
Vedrete presto delle novità che si ripercuoteranno su una maggiore soddisfazione dell’utenza e una migliore offerta sanitaria alla città. Tra poco i Dipartimenti saranno chiamati a formulare delle proposte. Ai miei indicherò la necessità di fare ogni sforzo per trasformare in un’opportunità la situazione critica in cui ci troviamo. è la parola d’ordine della Direzione.
Per concludere, un ricordo lieto e uno doloroso della sua importante attività nell’Istituto
Di episodi dolorosi ne posso citare tanti, alcuni pazienti non ce la fanno e noi tendiamo a ricordare più gli insuccessi che i successi.
Ma la festa dei 1000 trapianti è stata il coronamento di un’attività, mia e di tutto il numeroso gruppo di professionisti, di volontari, che hanno costruito e reso funzionale un Istituto fondato sulla cooperazione e sulla ricerca della qualità. La festa dei 1000 trapianti sarà per anni il ricordo più belo della mia carriera.

Commenti Facebook:

Commenti