“Chiediamo al governo un segnale di coraggio per dare il giusto riconoscimento ai medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale e per evitare il collasso della sanità che deve rimanere pubblica per garantire a tutti il diritto alla tutela della salute”. Ė questo un passaggio della nota congiunta Anaao Assomed e Cimo-Fesmed, sottoscritta da segretario e presidente delle due organizzazioni sindacali mediche. I sindacati sparano a zero sulla manovra economica del governo e hanno proclamato una giornata di sciopero il 5 dicembre, sganciandosi dalla cosiddetta ‘intesindacale’, un gruppo di sigle che, oltre ai dirigenti medici e veterinari di Cgil, Cisl, Uil associa tecnici e dirigenti anestesisti/rianimatori e di area critica del Servizio sanitario nazionale. Queste ultime sigle hanno richiesto un incontro al ministro della Salute Orazio Schillaci, “per rivedere i provvedimenti inopportuni di questa legge di bilancio e per riavviare il percorso di confronto, iniziato mesi fa, sulle riforme necessarie a ripensare la formazione dei professionisti, i fabbisogni di personale, l’organizzazione di servizi e del lavoro, a partire dalla revisione dei decreti ministeriali numero 70 e 77” (che disciplinano l’applicazione del Pnrr, ndr). Analoghe piattaforme quindi ma una diversa modalità di promuovere la battaglia. L’intersindacale, critica la manovra, reputando la stessa non idonea a risanare un servizio sanitario ormai allo sbando, a causa di pesanti eredità accumulatesi negli ultimi decenni. “Abbiamo bisogno di un programma di riforma e di finanziamento mirato di lungo respiro che investa prima di tutto sul personale con lo sblocco al tetto di spesa che impedisce alle Aziende sanitarie di integrare con assunzioni a tempo indeterminato, secondo i contratti collettivi nazionali, gli organici ormai ridotti ai minimi termini, prevedendo anche uno stop definitivo all’appalto di personale e al lucro delle cooperative”. Più centrate sulle risorse, la fuga dei professionisti all’estero o verso il privato, lo sblocco del tetto di spesa per le assunzioni, fermo al 2004, le motivazioni di Anaao e Cimo, che non si sentono rassicurati dalle ultime dichiarazioni di esponenti del governo, intenzionati a modificare solo parzialmente il provvedimento relativo al ricalcolo delle pensioni e non a eliminarlo. Altro motivo del contendere, la depenalizzazione dell’atto medico, che ridurrebbe il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva ovvero, un surplus di analisi e ricerche legati al clima di insicurezza in cui lavorano attualmente i sanitari, che costa alle casse pubbliche ben 10 miliardi l’anno. Così, si consuma lo strappo tra le sigle sindacali: sciopera una parte mentre i 135mila dirigenti dei servizi pubblici intendono, almeno per il momento, discutere con il ministro Schillaci “per rivedere i provvedimenti inopportuni della legge di bilancio e riavviare il percorso di confronto iniziato mesi fa”. Con l’auspicio che si arrivi a una idea di riforma e finanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale.

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