Santori (FdI): “Dubbi legittimità su nomine direttori asl e ospedali. Quadro inquietante”

fabrizio_santori-620x310Dubita sulla legittimità delle nomine il consigliere della commissione regionale Politiche sociali e salute Fabrizio Santori, che attacca: “Valzer di poltrone, amici degli amici, promozione di figli dei politici nei posti di sottocomando, posizione organizzative ai soliti sindacalisti. Molte le persone al limite dell’età pensionabile, pochissimi giorni prima dell’entrata in vigore della legge Madia che inibisce le nomine a chi superi il limite dei 65 anni. Così si aggira la legge, anticipandola. Ad esempio, Flori Degrassi reggente della Asl Roma 2 ex superdirettore dell’assessorato alla sanità regionale – sulla cui nomina abbiamo proposto un’interrogazione – potrà restare tre anni oltre il limite. Appena otto mesi fa – continua l’esponente di Fratelli d’Italia – ci fu un altro giro di nomine: Vitaliano De Salazar fu spostato dalla direzione generale della Asl Roma B alla Asl Roma G, pescato fuori dalla short list che per Zingaretti era il punto di riferimento per scegliere i più meritevoli. Giuseppe Caroli scappò dimettendosi e, senza valutazione dell’organismo preposto, è stato premiato: da manager della Asl Roma G a commissario dell’ospedale Sant’Andrea. A Viterbo, dopo l’inconferibile (non nominabile direttore per legge, ndr) Luigi Macchitella, battezzato a forza commissario straordinario a Frosinone, in perfetta continuità con lo stesso è arrivata Daniela Donetti, promossa dirigente proprio da Macchitella nel 2008, quando questi era direttore generale del San Camillo, arrivando seconda in un concorso blindatissimo, la cui vincitrice fu trasferita in altra Asl contro ogni norma di legge, prima dei sei mesi di prova, lasciando la strada aperta a Donetti. Riguardo la stessa, ci sono enormi dubbi sulla legittimità della sua nomina, in quanto non avrebbe diretto per cinque anni alcuna struttura complessa, come previsto, sempre per legge. Per non parlare poi delle promozioni negli ospedali: Maura Cossutta, medico del San Camillo, figlia dello storico esponente del Pci Armando, posta a capo dell’Urp, per cui la legge 150 del 2000 prevede la figura professionale del ‘comunicatore’, con titoli specifici che la dottoressa ex parlamentare non sembra possedere. Contestualmente si tengono lontane da quell’ufficio, emarginandole, professionalità interne con tutti i requisiti, le pregresse esperienze e le competenze. Insomma, la sanità del Lazio va a rotoli e l’amministrazione Zingaretti pensa a ‘tranquillizzare’ gli amici degli amici lasciando il cappio al collo ai cittadini del Lazio, che pagano l’aliquota Irpef più alta d’Italia”, conclude il consigliere.

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