Stadio della Roma, niente di nuovo sotto il sole. Come avvenne con la prima indicazione dell’impianto a Tor di Valle, la nuova localizzazione in zona Pietralata trova un fronte di cittadini nettamente contrario e il 27 giugno, sette associazioni del territorio hanno manifestato davanti all’ospedale intitolato a Sandro Pertini, per segnalare l’incongruità del sito individuato. La richiesta che il coordinamento cittadino – di cui fanno parte i comitati Villa Blanc, Monti di Pietralata, Decoro urbano, Pietralata Tiburtino, Collina Lanciani, Rete civica – rivolge all’Assemblea capitolina è di bloccare l’approvazione della delibera che attribuisce allo stadio la connotazione di opera di pubblico interesse, sottolineando le numerose criticità che suggerirebbero un ripensamento. Tra queste, spicca la vicinanza al nosocomio di via dei Monti Tiburtini, perché lo stadio dovrebbe sorgere proprio di fronte alla struttura sanitaria, generando non poche difficoltà, oltre che per l’impatto acustico, anche per il traffico che si genererebbe in occasione di ogni incontro e per le possibili ostruzioni legate al passaggio delle ambulanze, il cui transito non può certo correre rischi di intralcio. Tanto che si parla di realizzare una zona a traffico limitato intorno all’area dell’impianto e di una lunga preferenziale che conduca al Pertini senza possibili invasioni di campo. I cittadini però non ci stanno e in un volantino diffuso in occasione della manifestazione, definiscono lo stadio un “Ecomostro di 53 metri”, alto più del Colosseo. E provano a ipotizzare l’impatto di tale opera, “attiva nell’arco delle 24 ore specie se adibita a concerti e altre manifestazioni”. Elencandone una per una, tutte le incongruenze: pronto soccorso irraggiungibile causa traffico; disagio ai malati per il rumore; danni derivanti dall’impatto acustico, specie in caso di festeggiamenti; la perdita del previsto parco di 14 ettari che ricade proprio sull’area interessata; il caos per la mancanza di parcheggi e le difficoltà per garantire l’ordine pubblico. Quindi un no deciso all’impianto e un si al verde, specie se si pensa che la superficie su cui realizzare l’arena, di proprietà privata più annesse cubature di servizio, è un’area vincolata dal 1997 a verde pubblico, sulla quale non sussisterebbe alcuni diritto “compensatorio” per i cittadini, che chiedono da tempo un parco di estensione equivalente in area contigua. Per espropriare l’area ambita dai costruttori e tifosi, furono utilizzati i fondi statali previsti dalla legge per Roma Capitale, la 396 del 1990 che in zona prevedeva la realizzazione del cosiddetto Sdo, sistema direzionale orientale, poi abortito come tanti mega progetti per la città.

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