Sanità “Modello Lazio” mutuato dal modello lombardo. Lentamente, impercettibilmente è approdato a Roma il gruppo Santagostino, tra i più promettenti della sanità privata della regione più produttiva d’Italia. Una rete di poliambulatori specialistici tra Milano, Sesto San Giovanni, Buccinasco, Rho, Monza, Nembro, Bologna, Vigevano, Brescia i cui amministratori puntano ora a Roma, con un centro aperto in piazza Cavour, zona strategica, e altri in apertura in via Goito e alla Garbatella. Una offerta qualificata, articolata, 30 branche specialistiche e una particolare attenzione alla psicoterapia, disciplina sempre più richiesta specie dopo le vicende pandemiche. Visite a prezzi competitivi – 65 euro senza attese – è specificato maliziosamente sul sito aziendale, con particolare attenzione ai “tempi di risposta immediati in una location curata e sicura, studiata secondo i migliori criteri di progettazione per garantire il massimo comfort”. Nulla a che vedere con gli sgarrupati ambulatori della sanità pubblica. “Uso massiccio del digitale per prenotazioni, pagamento, gestione agende e altro”, e non c’era bisogno di specificarlo. Anno 2009, metti al centro dell’attenzione un ambulatorio di Milano senza alcuna pretesa, poni al vertice un laureato in Fisica alla Normale di Pisa e il gioco è fatto. Luca Foresti, 49enne intraprendente manager con un passato nel gruppo tedesco ProCredit, specializzato in progetti di microfinanza per Paesi in via di sviluppo, è ora Ceo di Santagostino con ambiziosi progetti che raccolgono la domanda di sanità, sempre crescente e insoddisfatta. Dal piccolo ambulatorio con 631mila euro di fatturato e un milione di perdite a un gruppo in cui i ricavi nel 2021 hanno superato i 49 milioni, di strada ne è stata percorsa molta. Nella scorsa primavera, il fondatore del gruppo Luciano Balbo ha ceduto l’ultimo 15% di azioni che possedeva a L-Gam, società di investimento partecipata della famiglia reale del Lichtenstein – che ora controlla il 90% – e ad altri investitori esteri. L’obiettivo è arrivare a una rete di 600 poliambulatori in tutta Italia, coprendo il fabbisogno del 90% di popolazione, con un fatturato di un miliardo. Il 23 luglio 2014 Nicola Zingaretti da poco insediato alla Regione Lazio, siglò un accordo con l’allora governatore della Lombardia Roberto Maroni, il cui intento era quello di “rafforzare i rapporti di collaborazione tra Regione Lombardia e Regione Lazio sui temi sanitari, attraverso iniziative comuni finalizzate alla valorizzazione e alla tutela della salute e anche alla revisione della spesa sanitaria”, con cui le due amministrazioni “si impegnano a condividere i propri programmi e le proprie esperienze in tema di strumenti di valutazione dei servizi, delle tecnologie sanitarie e in tema di sviluppo delle modalità di diffusione delle informazioni ai cittadini”, testuale. Principale obiettivo era l’implementazione del Numero di emergenza 112. In tale occasione, il presidente Nicola Zingaretti dichiarò: “Partiamo con una nuova fase di ricostruzione di un modello che ha come principio anche l’apertura alle buone pratiche di altre Regioni”. Chissà che peso ha avuto, tra le “buone pratiche”, il potente sviluppo di una sanità privata tanto qualificata quanto intraprendente. (Nella foto: i presidenti di Regione Roberto Maroni e Nicola Zingaretti)

 

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