La proteina hMENA e alcune sue varianti sono in grado di influenzare il microambiente tumorale, un ecosistema molto eterogeneo che può contribuire alla crescita, la progressione o remissione del tumore. La scoperta è avvenuta nell’ambito di uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE). I risultati, appena pubblicati sulla rivista eBioMedicine, dimostrano che l’espressione delle varianti di hMENA nelle cellule tumorali e nei fibroblasti hanno un ruolo cruciale nel regolare un importante recettore, responsabile della formazione di aggregati di cellule immunitarie. Questi aggregati sono detti strutture linfoidi terziarie e funzionano come una sorta di fabbrica di risposte immunitarie antitumorali. Ma le scoperte non si fermano qui: i ricercatori hanno dimostrato che hMENA regola anche una componente della matrice extracellulare che ostacola l’accesso delle cellule immunitarie all’interno del tumore. Negli esperimenti i ricercatori hanno utilizzato sofisticate tecnologie che consentono di studiare le cellule del microambiente tumorale, la loro localizzazione spaziale e i segnali che esse impiegano per comunicare tra di loro. Hanno potuto così generare una specie di “carta d’identità” del tumore. Con analisi biocomputazionali avanzate hanno poi individuato una “firma” molecolare con la quale è possibile predire se pazienti con carcinoma del polmone a stadio precoce della malattia hanno un rischio più o meno alto di andare incontro a recidive. Con tale “firma” molecolare sembra anche possibile individuare i pazienti che hanno maggiori probabilità di rispondere a immunoterapie, non solo in caso di tumori del polmone, ma anche di melanoma e di tumori della mammella di tipo triplo-negativo. La scoperta ha permesso di individuare nuovi meccanismi coinvolti in una efficiente risposta immunitaria antitumorale e potrà aprire la strada a nuove terapie combinate sempre più efficaci. Allo studio sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ha partecipato un gruppo multidisciplinare di ricercatori. Prima autrice dell’articolo è Francesca Di Modugno dell’Unità di Immunologia e Immunoterapia dell’IRE, diretta da Paola Nisticò. “Da anni il nostro laboratorio – spiega Paola Nisticò – studia il ruolo della proteina hMENA e delle sue varianti nella progressione tumorale. hMENA era stata individuata diversi anni fa tramite il legame ad anticorpi di una paziente affetta da carcinoma della mammella. In studi precedenti abbiamo chiarito che hMENA è un regolatore del citoscheletro della cellula tumorale, quel complesso di filamenti proteici che costituiscono l’impalcatura della cellula, controllandone forma e funzione. Ma da poco abbiamo scoperto che hMENA è anche in grado di regolare geni coinvolti nella risposta immunitaria.” “In questo ultimo studio – chiarisce Francesca Di Modugno – abbiamo dimostrato che alcune varianti di hMENA espresse nelle cellule tumorali e nei fibroblasti svolgono un ruolo importante nell’organizzazione e localizzazione delle strutture linfoidi terziarie. Sono questi siti nei quali si può sviluppare una risposta immunitaria efficace, in grado di contrastare lo sviluppo e la progressione del tumore. “Dopo anni di lavoro – prosegue Nisticò – i dati ottenuti hanno rivelato un ruolo inedito e inaspettato per hMENA. I risultati di questo studio ci hanno permesso di identificare i meccanismi con cui hMENA e le sue varianti regolano in maniera diversa la risposta immunitaria. Inoltre, abbiamo identificato “firme” di microambiente tumorale con cui è possibile prevedere la risposta clinica dei pazienti a terapie con inibitori dei check-point immunitari. Altri studi sono in corso per capire quali terapie combinate possano influenzare l’espressione delle varianti di hMENA e la formazione di strutture linfoidi terziarie.”

Link allo studio:https://www.thelancet.com/pdfs/journals/ebiom/PIIS2352-3964(24)00038-0.pdf

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