Nuovi Lea, livelli essenziali di assistenza, le prestazioni che devono incondizionatamente essere erogate al cittadino da parte del Servizio sanitario nazionale. Dal 1° gennaio 2025 entrerà in vigore il nuovo tariffario con una offerta rimodulata per inserirne un numero più esteso, al fine di garantire quanto più possibile il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione cioè, rendere effettivo il diritto alla salute. Ciò comporta una diversa distribuzione delle risorse per questo, le tariffe di remunerazione delle prestazioni offerte dalla sanità saranno rivedute e ciò, come prevedibile, sta allarmando tutto il settore della specialistica. Per primi sono insorti gli oculisti che il 3 aprile, con un convegno dall’eloquente titolo “Sanità pubblica senza cataratte. Così l’oculistica sta scomparendo dal Servizio sanitario nazionale” – organizzato presso la sala stampa della Camera dei deputati – hanno acceso i riflettori su un intervento di routine per chi è in età avanzata, la cataratta. Per l’operazione, si prevede un rimborso di 800 euro, troppo pochi, secondo gli specialisti, per coprire i costi del personale, dei materiali e della sala operatoria. Per non parlare delle tecnologie innovative spesso decisive. Si paventa il rischio, se tale revisione dovesse entrare in vigore, di vedere i direttori generali di Asl e ospedali evitare la programmazione di tali interventi, per non andare in passivo con il bilancio. Così, sempre più, i medici oculisti potrebbero essere indotti a eseguire sempre meno cataratte, mettendo i pazienti di fronte a due opzioni: rivolgersi al privato, per chi se lo può permettere oppure, per chi non ha i mezzi, diventare cieco o ipovedente. Questo, in sintesi, il drammatico scenario, contro cui stanno prendendo posizione circa 7.000 oculisti in tutta Italia, affiancati da associazioni e società scientifiche, tra cui l’Associazione Italiana Pazienti Oculari, l’Aimo – Associazione Italiana Medici Oculisti e Siso – Società Italiana Scienze Oftalmologiche. Tra i partecipanti, è parere comune che “l’oculistica è considerata dai decisori politici, una disciplina sulla quale si può risparmiare e rischia, come già l’odontoiatria, negli ultimi anni la dermatologia e, in parte, l’otorinolaringoiatria, di venire sacrificata all’interno del Servizio sanitario nazionale fino a scomparire”. Una previsione che, qualora confermata, potrebbe avere altissimi costi sociali, non permettendo di erogare le prestazioni assistenziali con adeguati standard di qualità ed efficienza. Le proposte ricorrenti sostengono l’innalzamento della remunerazione almeno a mille euro oppure prevedere una compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini per alcune tecnologie più costose che potrebbero permettere ai pazienti una migliore qualità della vista, evitando il rischio di vedere, a mano a mano, l’Oculistica sparire dalle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale. (Agenpress)

Commenti Facebook:

Commenti