Venti anni di sofferenze e di indifferenza. Dal 2001 al 2021 a Roma si sono registrati almeno 1.300 casi di tumori dovuti a contaminazione da amianto, mortali in oltre il 90% delle persone colpite ma nulla si è fatto per porre rimedio. Per questo, il capogruppo della Lega in Campidoglio, Fabrizio Santori lancia l’allarme: “Ė necessario agire subito – scrive in una nota – ma, a tutt’oggi, gli interventi per rimuovere l’amianto nella Capitale e nella Città metropolitana non sono stati ancora completati, neppure nelle scuole”. Il pensiero va immediatamente alla recente sentenza di  condanna in Appello della amministrazione capitolina, costretta a versare un indennizzo per la morte di un dipendente causata da esposizione all’amianto sul posto di lavoro. Si tratta dell’ex operatore Ama Armando Cecconi, passato poi al centro elettronico del Campidoglio, scomparso nel 2004 a 58 anni a causa di un mesotelioma polmonare, per cui è stata dimostrata la correlazione con l’esposizione ad amianto in ambiente lavorativo, che è valsa un indennizzo di 61mila euro. Nessun risarcimento è stato accordato alla famiglia, per cui si annuncia ricorso in Cassazione. La legge – con decreto del Presidente della Repubblica 303 del 1956 – impone l’adozione di misure preventive ma, secondo quanto dimostrato dai giudici, “il Comune di Roma non assumeva le precauzioni dovute, esponendo il commesso manutentore alle polveri liberate dall’impianto di condizionamento”. E la situazione nelle scuole non è migliore. Come comunica Santori, “nell’8% degli istituti finora controllati a Roma l’amianto c’è, eppure il piano per la rimozione è ignorato dal sindaco Gualtieri. Rilanciamo ancora una volta l’appello dell’Ona, l’Osservatorio nazionale amianto, le cui denunce sono importanti per la tutela dei dipendenti di Roma Capitale e di tutti i cittadini. L’amianto deve essere eliminato da tutti i siti in cui è ancora presente, pubblici e privati”, conclude il consigliere capitolino.

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