Un dato inquietante ma non sorprendente: l’Anac, autorità anticorruzione, che ha messo sotto la lente di ingrandimento i sanitari pagati a gettone, fornisce un quadro desolante del fenomeno. “Un mercato che negli ultimi cinque anni, dal 2019 al 2023, ha raggiunto la quota di 1,7 miliardi di euro, impoverendo le strutture del Servizio sanitario nazionale. Sull’argomento lancia l’allarme il segretario nazionale della Ugl Salute Gianluca Giuliano: “Una somma pazzesca che di fatto ha svuotato sempre più le casse della sanità italiana – scrive in una nota – è evidente come ci siano responsabilità specifiche in chi, a livello regionale e nazionale, ha assecondato questa pratica che non ha fatto altro che alimentare forme di speculazione”. Tracciando un profilo dei professionisti ingaggiati dall’esterno emerge che, gli ospedali di fronte alle carenze di organico, si rivolgono a cooperative per coprire i turni vacanti, in particolare nei reparti di emergenza e nelle camere operatorie. Tra le file dei camici bianchi si trovano neolaureati, pensionati, liberi professionisti e medici che hanno lasciato il servizio sanitario e scelgono una modalità di lavoro più flessibile e remunerativa. Per il personale medico i dati dell’Autority evidenziano come il fenomeno sia esploso a seguito dell’emergenza sanitaria iniziata nel 2020. “Si è preferito provare a tamponare la falla della carenza degli organici pagando somme esorbitanti a operatori regolati da contratti a chiamata – continua Giuliano – non esiste differenza geografica visto che dal nord al sud in tutte le regioni, con percentuali diverse, ci si è serviti di queste figure che non possono assicurare alcune continuità nell’assistenza dei cittadini”. Da considerare il fatto che, con la cifra investita, nello stesso arco di tempo si sarebbero potuti assumere stabilmente almeno 30mila medici, un numero maggiore rispetto ai 25mila mancanti. Sorprende altresì il fatto che, mentre l’assunzione per il servizio sanitario pubblico comporta il rispetto di un tetto di spesa, per i gettonisti tale regola non esiste. Una speranza affinché le cose cambino, arriva dalla Lombardia, regione in cui l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha lanciato una selezione per reperire medici e infermieri in sostituzione dei gettonisti e altre regioni lo stanno seguendo. “Ora però non bisogna abbassare la guardia – esorta Giuliano – solo dietro un coinvolgimento totale delle istituzioni, sostituendo i gettonisti con personale assunto con le dovute garanzie, si potrà debellare definitivamente questa piaga sociale”.

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