A seguito di diverse segnalazioni di nostri iscritti e di cittadini residenti nel territorio afferente al Polo ospedaliero Colleferro-Palestrina, abbiamo fatto, ancora una volta, il punto sulle principali problematiche esistenti nei due Ospedali. Queste strutture servono circa 200.000 residenti e centinaia di migliaia di visitatori dell’Outlet e del parco giochi di Valmontone, nonché i lavoratori della vasta area industriale di Colleferro, provenienti anche da fuori zona, avendo a disposizione, in totale, solamente circa 200 posti letto effettivamente fruibili, quando, per legge, dovrebbero essere almeno il doppio. Presso l’Ospedale di Colleferro, il reparto di chirurgia generale presenta una  grave carenza di personale, soprattutto medico. Ovviamente, ciò genera una serie di ripercussioni negative sul numero di prestazioni e sulle liste di attesa. Altra importante problematica sono i tempi lunghi delle liste di attesa per prestazioni esterne, soprattutto nel servizio di radiologia. Questo è dovuto, fondamentalmente, a croniche carenze nel numero del personale medico e tecnico. La promessa e decantata risonanza magnetica nucleare è ancora lontana dall’essere acquistata, perché sembrerebbe che al momento non sia ancora stata conclusa la gara di appalto, non siano stati definiti i locali dove dovranno essere eseguiti i lavori per la sua installazione. Sembrerebbe anche non esserci sufficiente personale formato all’uso di questa tecnologia per cui si dovrà procedere, dopo l’acquisto del nuovo apparecchio, ad istruire i pochi tecnici e medici radiologi attualmente presenti e ad assumerne preventivamente altri, se si vuole garantire veramente un servizio funzionalmente valido H24. Per quello che riguarda l’Ospedale di Palestrina, le problematiche sono più complesse, essendo stata questa struttura dedicata al Covid per oltre due anni, con una scelta assolutamente criticabile, in quanto si sarebbe avuto a disposizione l’ospedale di Palombara Sabina, recentemente ristrutturato! Il Reparto di chirurgia generale, dopo aver acquisito il nuovo e valido dirigente di secondo livello, ha ricominciato a funzionare, offrendo anche la possibilità di interventi di alta chirurgia laparoscopica e altro ancora. Purtroppo, anche qui esiste una seria carenza di personale medico, per cui non si riesce a soddisfare la lunga lista di attesa, sia operatoria che ambulatoriale, in tempi accettabili per l’utenza. Inoltre, l’attività delle sale operatorie è sminuita dalla carenza di personale medico anestesista-rianimatore, visto che i suddetti anestesisti devono garantire anche la terapia intensiva di recente istituita. Un’analisi a parte riguarda la riapertura del Reparto di ginecologia senza la sezione di ostetricia, che permetteva la nascita di circa 600 neonati prima di essere trasferita presso l’Ospedale di Tivoli. Inoltre, è da precisare che l’ostetricia di Tivoli e quella di Palestrina, fino a due anni or sono, espletavano circa 1200 parti l’anno, mentre ad oggi, l’unica ostetricia restata in funzione a Tivoli, sembrerebbe  espletare circa 550 parti l’anno, nonostante l’accorpamento di due reparti in uno solo! Bisognerebbe chiedersi dove siano andate a partorire le donne – circa 650 – che prima erano ospitate nei nostri ospedali, mentre resta “bloccata”, inoltre, la richiesta di ripristinare presso l’ospedale di Colleferro i reparti materno-infantili. Purtroppo, non è stata nemmeno risolta la grave problematica della carenza nel servizio di cardiologia, ancora non dotato almeno di pronta disponibilità notturna e festiva, impensabile, in quanto nell’ospedale è presente una terapia intensiva e un pronto soccorso molto frequentato. Vogliamo sottolineare anche che il servizio di radiologia, a Palestrina, di notte offrirebbe soltanto la presenza del tecnico radiologo, per cui non sarebbe possibile praticare esami contrastografici, cosa che provocherebbe spesso il trasferimento del paziente per effettuare questi esami di importanza notevole, soprattutto nell’urgenza. La sala prelievi ancora non ha recuperato la piena funzionalità che aveva prima del Covid, per cui sembrerebbe che alcune analisi debbano essere inviate a Tivoli o, addirittura, debbano essere fatte presso laboratori privati o convenzionati. Sembrerebbe anche che ci siano delle problematiche in merito ai prelievi per bambini piccoli, che vedremo di accertare ulteriormente. Permane ancora l’impossibilità di praticare chirurgia pediatrica di routine, da zero a 18 anni, e questo vale per tutta la ASL RM5, costringendo le famiglie a spostarsi spesso molto lontano da casa. Ci si domanda poi come vengano affrontate le urgenze pediatriche non trasferibili, magari notturne, quando il personale chirurgico e anestesiologico può praticare interventi pediatrici solo durante le urgenze suddette. Vogliamo augurarci che la ASL RM 5 abbia istituito dei corsi di aggiornamento professionale e che faccia frequentare gli ospedali pediatrici ai propri chirurghi ed anestesisti. Ovviamente non possiamo trattare in questa sede in maniera dettagliata tutte le problematiche de Polo ospedaliero unico ed è per questo che abbiamo chiesto ripetutamente, e anche ultimamente, di essere ascoltati dalla settima Commissione sanità della Regione Lazio. Siamo ancora in attesa di avere una risposta positiva dalla Commissione. Chiediamo anche di sapere dall’Amministrazione sanitaria della ASL RM 5 perché non sia stata mantenuta la promessa di riaprire  l’ostetricia a Palestrina, sebbene sia presente un reparto di pediatria e vi siano in servizio sei ginecologi-ostetrici, costretti quindi ad effettuare solo un servizio 8-20 e piccoli interventi di chirurgia ginecologica, al posto della normale attività che veniva espletata fino a due anni or sono. In ultimo vorremmo sapere perché non sia possibile istituire, almeno negli ospedali dotati di pediatria – Tivoli e Palestrina – delle sezioni chirurgiche che si occupino di chirurgia pediatrica, perlomeno nei minori senza particolari patologie e con almeno 12 anni di età, dopo aver fatto frequentare a quei chirurghi e anestesisti non esperti, dei corsi abilitanti in qualche Dea ospedaliero universitario. Ci teniamo a precisare che questi interventi venivano praticati routinariamente dai nostri operatori sanitari fino a poco tempo fa, senza particolari problematiche. Terminiamo dicendo che molte delle promesse fatte nei periodi prelettorali sono state mantenute solo in maniera parziale ed alcune sono ancora ben lungi dall’essere soddisfatte. Il malfunzionamento della sanità pubblica provoca un ovvio esodo dell’utenza verso le strutture private o convenzionate, favorendo gli imprenditori privati e le compagnie assicuratrici sanitarie, come più volte detto da tanti analisti e giornalisti. Si tratta di una situazione nota ai nostri Amministratori e politici dai quali attendiamo, come sempre, di avere risposte chiarificatrici e di poter collaborare nell’interesse della comunità, cosa che a tutt’oggi ci è stato impedito di fare”.

 

 

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