Ha fatto appena in tempo, Francesco Amato, a prendere possesso della carica di commissario della Asl Roma 2 il 12 marzo scorso, che subito si è trovato di fronte a una delle emergenze più avvertite da migliaia di cittadini: la riapertura di Villa Tiburtina. Per quella che ancora oggi molti residenti, ricordano come clinica bella ed efficiente, aperta poco prima del 1970 come sede distaccata del Policlinico Umberto I – dedicata alle diagnosi e alla riabilitazione delle malattie polmonari – nel 2008 iniziò l’ingiustificabile smantellamento sotto la scure dei tagli lineari, iniziato con la cancellazione dell’ambulatorio della Asl Roma 2, esteso via via a Fisiopatologia respiratoria, Neurologia e Neuropsichiatria, Pediatria, un  attrezzato reparto di Chirurgia. Specialità che sopperivano egregiamente alla mancanza di ospedali vicini e permettevano di superare le liste di attesa di strutture sanitarie molto distanti dai quartieri di Rebibbia, Ponte Mammolo, Casal de’ Pazzi, San Basilio, Colli Aniene e Tiburtino terzo. L’emergenza Covid risvegliò le battaglie per la riconquista del sacrosanto diritto alla salute e, attraverso mobilitazioni, petizioni, iniziative e tante promesse di riattivazione Villa Tiburtina tornò al centro dell’attenzione, per migliaia di persone che ne richiedevano la riapertura e una Regione Lazio sorda a ogni istanza. Oggi, sembra che le richieste abbiano preso forma ma, sul piano concreto, i cittadini non hanno alcuna certezza. Così, hanno prontamente scritto al neocommissario: “Questa lettera aperta è il nostro benvenuto, per metterla al corrente dei bisogni impellenti e le richieste da tempo inascoltate”. E riassumono in poche righe, anni e anni di battaglie. “Grazie ad una vertenza lunga e faticosa – continua la nota – abbiamo ottenuto che Villa Tiburtina fosse inserita nell’elenco delle case di comunità da aprire entro il 2026, per mezzo dei fondi della missione 6c1 del Pnrr. Nonostante tanti sforzi e l’ormai programmata riapertura, siamo ancora preoccupati perché la trasparenza e la partecipazione, previste dalla procedura del Pnrr, sono del tutto assenti”. Rimproverano, i cittadini, di seguire per la progettazione un metodo “fumoso e poco chiaro”. Il timore è che si voglia posticipare l’apertura considerato che, a fine marzo i lavori, di cui era previsto l’inizio, non avevano ancora visto la luce e non si aveva alcuna notizia degli stessi, nonostante fosse previsto un tavolo partecipato con i comitati cittadini, mai convocato. Chiedono quindi “una risposta concreta e non, come avvenuto finora, mere affermazioni formali”. Intanto, per sopperire alle esigenze sanitarie del territorio, i comitati hanno attivato uno sportello sanitario diventato importante punto di riferimento per tutti.

 

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