West Nile: contagi nella media, controlli costanti
Seconda vittima nel Lazio, è un 77enne con altre patologie, in Campania muoiono altri due anziani fragili
Roma: non risultano focolai infettivi della cosiddetta Febbre del Nilo sul territorio cittadino ma il proliferare della presenza della zanzara comune è sotto gli occhi e, sfortunatamente sopra la pelle, di tutte le persone prese di mira dagli insetti. E purtroppo il 28 luglio all’Istituto romano di Malattie infettive Spallanzani si è registrato il secondo decesso da West Nile del Lazio mentre in Campania ci sono due vittime sopra i 74 anni, con patologie pregresse. Si tratta di un uomo di 77 anni, sottoposto a trapianto di cuore nel 2014 e con insufficienza renale cronica. Una persona fragile quindi, che forse ha contratto l’infezione nella zona di Baia Domizia, in provincia di Caserta. Uno dei siti sotto la lente di ingrandimento, come altri numerosi comuni tra cui, in provincia di Latina Aprilia, Cisterna, Fondi, lo stesso capoluogo e Priverno, Sezze Sabaudia e, in provincia di Roma le città del litorale Anzio e Nettuno. Supportati dalle raccomandazioni degli esperti virologi e infettivologi, sottolineiamo ancora una volta che la West Nile, che prende il nome dalla località ugandese in cui il virus venne isolato la prima volta nel 1937, è una malattia trasmessa dalla zanzara comune Culex pipiens e non ha assolutamente un’alta percentuale di letalità. Nell’80 per cento dei casi ha un decorso benigno e asintomatico, nel 20 per cento delle infezioni possono insorgere lievi disturbi come febbre, mal di testa, nausea. Soltanto nell’uno per cento dei casi la puntura può portare a infezioni del sistema nervoso centrale e delle membrane che lo rivestono. Le preoccupazioni, semmai, sono legate all’estendersi delle zone interessate dalla proliferazione di zanzare infette e, al momento, Roma sembra esclusa da tale insidia. Non mancano però aree cittadine in cui l’insetto comune è presente in modo massiccio, come i quartieri vicini ai fiumi Tevere e Aniene. A tal fine, esiste una recente ordinanza del sindaco, contenente le misure per arginare tale proliferazione che, causa l’aumento delle temperature e, soprattutto, di inverni miti, non sembra efficace ad allontanare tale diffusione che, ripetiamo, nulla ha a che vedere con i focolai di zanzare infette. Secondo gli esperti, servirebbe un monitoraggio costante per ridurre i rischi e si dovrebbero approntare strutture dedicate completamente, unite a una capillare campagna di informazione tra i cittadini, per assumere tutte le precauzioni atte a scongiurare le punture. Per il momento, con 44 casi di positività alla malattia nella Regione Lazio – di cui 18 in ospedale in degenza ordinaria perché affetti da altre patologie, 19 curati a domicilio, 2 in terapia intensiva e 2 deceduti – è stata intensificata l’attività di sorveglianza per monitorare l’estensione del contagio e va avanti la formazione degli operatori sanitari, in particolare dei medici e pediatri di famiglia. E attenzione ai sintomi: possono essere leggeri o più seri, specie nelle persone anziane o fragili. Ma nessun allarme: siamo nella media dei contagi annuali e i casi gravi, ripetiamo, sono rarissimi. (Nella foto: l’Istituto Spallanzani)

