Tre secondi per difendersi. Ė questo il tempo necessario per attivare l’allarme e il dispositivo anti-aggressioni dato in dotazione ai sanitari di molti ospedali italiani entra in funzione, collegandosi in tempo reale a una centrale di vigilanza operante nell’arco delle 24 ore, che attiva immediatamente le forze di polizia. Si tratta di un braccialetto simile a uno smartwatch dotato di pulsante per lanciare l’Sos. Tra i primi a utilizzarlo l’ospedale di Vigevano, con una sperimentazione partita il 2 gennaio 2025. https://www.sireneonline.it/wordpress/violenza-ai-sanitari-ugl-impariamo-dai-lombardi/. Dietro insistenza dei sindacati, molti altri presidi sanitari si sono attivati, da ultimo il San Camillo di Roma, ospedale in prima linea il cui pronto soccorso, e non solo, è stato più volte scenario di violente aggressioni, sia fisiche che verbali, nei confronti del personale di assistenza, senza distinzione tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e le stesse guardie giurate in servizio di vigilanza. Nel 2025, secondo stime ufficiali, gli episodi di intolleranza verso i camici bianchi sono aumentati del 40 per cento in tutta Italia; nel Lazio le aggressioni sono state ben 1840. Sebbene si tratti solo di un deterrente, il braccialetto rappresenta una sicurezza in più per il personale che pur curando le ferite fisiche, difficilmente riesce a cancellare quelle psicologiche, assicurano alcuni infermieri dell’ospedale romano. Un senso di frustrazione che assale chi, lavorando in prima linea in aiuto di chi ha bisogno, si vede colpito ingiustamente. E il fenomeno tocca tutti, reparti di emergenza in primo luogo ma anche chi opera sulle ambulanze, nei servizi psichiatrici e nei padiglioni specialistici. Un imbarbarimento della società a cui le direzioni ospedaliere, sollecitate dai sindacati, hanno risposto positivamente, adeguando i cosiddetti dispositivi di protezione individuale con una tecnologia in più. Quel pulsante rosso sul polso arrivato nei grandi ospedali della Capitale, dal San Camillo, dove ne sono stati distribuiti 344 nei reparti a rischio, all’Umberto I passando per il Grassi di Ostia, il Pertini e il Gemelli, grazie a un progetto-pilota della Regione Lazio, è il segno concreto di vicinanza delle istituzioni a chi ogni giorno, con abnegazione e competenza si dedica alla salute degli altri e, c’è da augurarsi, da oggi in poi, con una dose di terrore in meno.

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