Sembrava impossibile ma oggi la realtà è di fronte a tutti. Dopo anni di lotte, richieste, promesse, rinunce, Villa Tiburtina riapre i battenti e diventa una Casa di comunità. Lunedì 16 l’inaugurazione, che arriva insieme a un altro impegno, messo nero su bianco da parte del Consiglio del IV Municipio: l’attivazione di un tavolo permanente tra Asl Roma 2, Municipio e associazioni del territorio. La salute dalla parte dei cittadini, per far sì che vicende come la chiusura del presidio di via di Casal de’ Pazzi restino un lontano, sofferto ricordo. A suggellare l’intesa, l’ordine del giorno votato l’11 febbraio dal parlamentino territoriale, predisposto in collaborazione con l’indomabile comunità territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal De’ Pazzi, che vedrà i propri bisogni di salute e le istanze a questi legate arrivare direttamente alle istituzioni attraverso questo canale istituzionale. Quando la lotta paga, è il caso di dire perché tale traguardo, arriva alla fine di un percorso fatto non solo di battaglie ma di risposte date ai cittadini, privati per anni della assistenza pubblica di prossimità: il progetto di microdistretto, le inchieste, lo sportello sociosanitario, le rivendicazioni per una sanità di prossimità. Un presidio di cui i residenti di questo quadrante furono privati nel 2008, quando iniziò l’ingiustificabile smantellamento sotto la scure dei tagli lineari che prese il via con la cancellazione dei servizi sanitari di Villa Tiburtina, che ancora oggi molti residenti, ricordano come clinica bella ed efficiente, aperta poco prima del 1970 come sede distaccata del Policlinico Umberto I, dedicata alle diagnosi e alla riabilitazione delle malattie polmonari. A mano a mano vennero smantellate tutte le specialità presenti: Fisiopatologia respiratoria, Neurologia, Neuropsichiatria, Pediatria, un  attrezzato reparto di Chirurgia. Specialità che sopperivano egregiamente alla mancanza di ospedali vicini e permettevano di superare le liste di attesa di strutture sanitarie molto distanti dai quartieri di Rebibbia, Ponte Mammolo, Casal de’ Pazzi, San Basilio, Colli Aniene e Tiburtino terzo. L’emergenza Covid risvegliò le battaglie per la riconquista del sacrosanto diritto alla salute e, attraverso mobilitazioni, petizioni, iniziative e tante promesse di riattivazione Villa Tiburtina tornò al centro dell’attenzione, per migliaia di persone che ne richiedevano la riapertura e una Regione Lazio sorda a ogni istanza. Oggi,  le richieste hanno finalmente preso forma. Grazie a una vertenza lunga e faticosa è stato possibile inserire Villa Tiburtina nell’elenco delle case di comunità da aprire entro il 2026, per mezzo dei fondi della missione 6c1 del Pnrr. La tenacia dei cittadini, insieme all’impegno della direzione della Asl e della Regione Lazio, hanno avuto la meglio sull’immobilismo e un intero quadrante di Roma può finalmente tornare a godere del diritto alla salute, previsto dalla Costituzione.

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