Medici di famiglia, nella Regione Veneto è in atto un significativo percorso di innovazione. La Scuola di formazione in Medicina generale ha avviato uno specifico corso per istruire i futuri camici bianchi su una tecnica ecografica che rivoluzionerà la medicina territoriale. Si tratta di “Pocus”, acronimo di  Point of care ultrasound ovvero l’ecografia “al punto di cura” dovunque si trovi la persona assistita in tempo reale. Una tecnica conosciuta da una ventina d’anni ma poco praticata in Italia, che grazie alla introduzione di uno strumento di diagnosi trasportabile consente una visione immediata degli organi da esaminare, favorendo decisioni rapide e garantendo la massima sicurezza. Dal letto di un paziente ricoverato a qualsiasi angolo della strada sarà possibile ricorrere a una indagine che riduce o evita del tutto gli spostamenti, migliorando le risposte cliniche e favorendo l’esecuzione di procedure guidate.  L’applicazione di tale tecnica sul territorio è vista come un salto nel futuro. Questo è il termine ricorrente nei commenti dei vertici regionali. Per primo, il presidente Alberto Stefani parla di “futuro che sta arrivando in uno dei settori portanti dell’organizzazione: la medicina territoriale e che assume l’aspetto dei medici di medicina generale”. Non è un caso che lo studio delle tecnologie avanzate faccia parte del programma di legislatura proposto dal presidente al Consiglio regionale. Si assiste così a un miglioramento del livello dei programmi di formazione della Medicina generale, con innalzamento della qualità, per una branca della medicina di vitale importanza per la salute del cittadino, spesso lasciata in secondo piano rispetto alle più blasonate specializzazioni ospedaliere. “Un significativo passo avanti per portare diagnosi e cure sempre più vicine alle persone” commenta ancora Stefani, a cui si unisce l’assessore alla Sanità Gino Gerosa che riconosce in tale innovazione “uno scenario di modernità e opportuno arricchimento per ogni medico che va nell’ottica di una evoluzione della medicina territoriale”. Il tassello che mancava a una assistenza di prossimità che spesso pone i sanitari di fronte a situazioni cliniche complesse, che necessitano di risposte immediate e sovente sono gestite con risorse limitate. In Veneto, grazie all’intervento del Comitato tecnico-scientifico della Scuola di formazione medica, nella programmazione triennale è stato inserito un seminario teorico-pratico interamente dedicato alla tecnica “Pocus”. Una risposta consapevole per le nuove esigenze della collettività. “Investire sulla formazione Pocus per i futuri medici – conclude l’assessore – significa investire in una medicina di famiglia più consapevole”. E anche in questo caso, come in molte altre innovazioni in sanità, il Veneto può essere polo di riferimento per tutta Italia. (Nella foto il presidente Stefani e l’assessore Gerosa)

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