Tobia al Santa Rosa di Viterbo
Il progetto per assistere i disabili gravi difficili da trattare si impone in tutto il Lazio
Il progetto Tobia arriva anche a Viterbo. Prende il via il 10 marzo questo percorso, dedicato alla presa in carico delle persone con disabilità complessa e “non collaboranti”. L’intento è quello di garantire un’accoglienza e una cura sanitaria tempestiva e altamente qualificata e in realtà, l’acronimo del personaggio biblico ha un significato ben preciso: “Tobia, Team operativo bisogni individuali assistenziali”. Un progetto con una solida storia dietro, nato all’ospedale San Paolo di Milano nel 2001 grazie a una intuizione del medico Filippo Ghelma, approdato al San Camillo Forlanini di Roma con Stefano Capparucci, fisioterapista da decenni impegnato nella risposta ai bisogni sanitari e sociali dei più fragili. Campanello d’allarme, sulla condizione di persone con difficoltà di “presa in carico”, fu lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2002, con cui nel “Rapporto sulla equità sanitaria per i disabili”, si evidenziò la minore aspettativa di vita di queste persone, che spesso hanno difficoltà perfino ad accedere ai presidi sanitari pubblici. Un monito raccolto, da Milano a Roma e ben presto in tutto il Lazio, territorio in cui 15 strutture sanitarie adotteranno tale protocollo che si giova di apposite linee guida regionali e ha visto la formazione di 80 professionisti di varie discipline. Soddisfazione da parte del direttore generale della Asl di Viterbo Egisto Bianconi e della direttrice sanitaria Assunta De Luca, che insieme alle associazioni di volontariato, ai professionisti sanitari e agli operatori aziendali, hanno presentato il progetto alla cittadinanza. Palpabile la soddisfazione anche da parte dell’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Massimiliano Maselli, che ha fortemente sostenuto Tobia. “Un esempio di vera integrazione sociosanitaria, realizzato su tutto il territorio regionale, che ci permette di saper accogliere ed assistere persone con disabilità grave e gravissima, in un ambiente diverso da quello ospedaliero. Il tutto grazie ad un’equipe multidisciplinare formata da medici, infermieri, psicologi, operatori sociosanitari e assistenti sociali. Questo significa diffondere una cultura di inclusione sociale. Tutti i centri Tobia seguono linee guida condivise nella cabina di regia e approvate in giunta regionale che ne uniformano l’applicazione. Altro obiettivo importante – chiosa l’assessore – che stiamo raggiungendo per abbattere le barriere, prima di tutto culturali e sociali ma anche assistenziali”. Un impegno perseguito da una Regione che non lascia indietro nessuno.

