Stop ai “gettonisti”: ospedali a rischio caos
Il sindacato Ugl chiede di rafforzare gli organici e aumentare gli stipendi per risanare la sanità
Il 31 luglio quasi mille medici e infermieri cosiddetti “gettonisti” – professionisti non in ruolo ma ingaggiati temporaneamente per sopperire alle carenze di organico – saranno tagliati fuori dal Servizio sanitario del Lazio. A stabilirlo, un decreto del ministero della Salute che rischia di mettere in difficoltà molte strutture e presidi sanitari in tutta Italia. Per questo, nella Regione come in molte altre realtà territoriali, si attendono disposizioni per rimpiazzare i vuoti che, sicuramente, si creeranno tra le file dei professionisti, considerando che i numeri non tranquillizzano chi tali strutture le amministra. Da una veloce rilevazione, abbiamo potuto constatare che, complessivamente, saranno ben 863 tra medici e infermieri, a essere tagliati fuori da pronti soccorsi e reparti del territorio, in particolare quelli di emergenza. In particolare, le Asl romane sembrano le più penalizzate, con la Roma 1 (Centro storico e Roma Nord) che vede 223 presenze in meno; la Asl Roma 2 (Eur e Prenestino-Labicano) e la Roma 3 (Gianicolense, Portuense, Ostia, Fiumicino), rispettivamente con 180 e 160 figure assistenziali in meno. Anche la provincia non se la passa bene: alla Asl Roma 4 (Civitavecchia, Bracciano) sono 90 i professionisti in meno; nella Roma 5 (Tivoli, Subiaco) vengono sospesi 75 professionisti mentre nella Asl dei Castelli Romani e litorale Sud ci saranno 90 infermieri e/o medici in meno. E se Atene piange Sparta non ride, perché anche i capoluoghi di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo si vedono decurtare, rispettivamente 80, 50, 30 e ulteriori 50 camici bianchi e divise. La soluzione migliore sarebbe ricorrere subito a un piano straordinario di assunzioni stabili ma, con il blocco del turn-over ancora in vigore e le politiche di contenimento del deficit, ormai strutturale, delle aziende sanitarie e ospedaliere, tale rimedio risulta difficilmente attuabile. Il paradosso è che, con medici e infermieri ‘a chiamata’, la spesa è notevole e manca il requisito della continuità e, sovente, quello della affidabilità. Sul tema si esprime il segretario nazionale di Ugl Salute, sindacato da sempre in primo piano nella difesa del servizio pubblico. “Dal 31 luglio arriva finalmente lo stop al reclutamento di medici e infermieri gettonisti – si esprime Giuliano in una nota – fenomeno vergognoso e costoso che, secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, è costato ben 2 miliardi e 141 milioni di euro alla collettività”. Un costo che il Servizio sanitario nazionale non poteva certo continuare a sostenere ma, l’improvvisa decisione del governo non può non destare preoccupazione. “Ci chiediamo se il Servizio Sanitario Nazionale sia davvero pronto a fare a meno di tali professionisti. Una presenza che, sebbene da noi sempre contrastata, ha garantito la tenuta di interi reparti, in particolare il pronto soccorso e la loro improvvisa assenza rischia di creare gravi criticità nell’assistenza”. Secondo il sindacato, le Regioni si trovano impreparate di fronte a questa scadenza, tanto che si ipotizzano già nuove richieste di deroga. Giuliano ricorda come il “decreto bollette” (DL 34/2023) avesse previsto la possibilità di prorogare i contratti di affitto di personale per un altro anno. “Non si può continuare a procedere a tentoni – conclude il segretario Ugl – è necessario avviare subito una strategia strutturale per rafforzare gli organici e adeguare le retribuzioni alla media europea. Solo così si potrà porre fine in modo definitivo a queste storture del sistema sanitario”. Una rivendicazione a cui si dovranno immediatamente dare risposte, per non assistere al totale fallimento del servizio sanitario pubblico.

