Suscita inquietudine il furto di 80 fiale di Fentanyl all’ospedale Israelitico di Roma. Il prelievo dell’oppiaceo sintetico risalirebbe al 22 giugno, la denuncia sarebbe stato sporta due giorni dopo mentre soltanto il 3 luglio si è diffusa la notizia, una emergenza che ha messo in allarme l’esecutivo, tanto da far convocare dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano una riunione a Palazzo Chigi e attivare nel nosocomio di via Fulda una ispezione del ministero della Salute. Da fonti governative si apprende che la quantità di prodotto asportata sarebbe idonea a confezionare circa 20mila dosi destinate al consumo cosiddetto “ricreativo”, ovvero come stupefacente e la preoccupazione filtra, considerato che da tempo vari cartelli della droga puntano a imporre la diffusione di massa della potente sostanza. Il Fentanyl, divenuto attualmente l’oppiaceo sintetico più utilizzato in clinica per il potente effetto analgesico che produce – è cento volte più potente della morfina  e cinquanta volte dell’eroina – è diventato una delle droghe più acquistate sul mercato clandestino, specie nel dark web, la sezione più nascosta di internet e i suoi effetti devastanti sono assimilabili alle tenebre dell’inferno. Nato come farmaco, usato nella terapia del dolore, da qualche decennio è dilagato come sostanza diffusa illegalmente e negli Stati Uniti sta causando una strage silenziosa: tra la fine degli anni Novanta e il 2022 ha provocato quasi un milione di overdose letali. Per questo l’allarme nel mondo è aumentato e l’Italia ha tempestivamente adottato potenti contrappesi alla diffusione della ferale sostanza, come la creazione del “Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe” che opera nell’ambito del Dipartimento per le politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri e che ha visto riuniti nella sede dell’esecutivo, il capo di Gabinetto del ministero della Salute, il direttore della direzione centrale per i Servizi antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti dello stesso dipartimento per le politiche contro le dipendenze di nomina governativa. Secondo le testimonianze, non ci sarebbero segni di effrazione della cassaforte che conteneva la sostanza e i dipendenti in possesso delle chiavi – ascoltati dai carabinieri in queste ore – sarebbero una decina ma il locale  è privo di sistemi di videosorveglianza. Ė stata comunque presentata una denuncia contro ignoti, la Procura ha aperto un fascicolo e l’ospedale si è costituito come parte lesa. E sono scattati in controlli dei Nas nelle farmacie e altre strutture ospedaliere in possesso della sostanza, per verificarne la corretta gestione.

 

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