Sicilia: un pronto soccorso che parla bolognese
Riapre il servizio affidato, per un anno, a una cooperativa bolognese di medici
Ha aperto i battenti il 1° agosto, dopo tre anni di depotenziamento e due di chiusura totale. Ė il pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni Zodda” di Barcellona Pozzo di Gotto, il centro più popoloso della città metropolitana dopo Messina e viene riattivato grazie a una sperimentazione gestionale, che affida alla “CMP Global Medica Division”, società cooperativa di Granarolo nell’Emilia, la gestione del reparto di emergenza. Dopo una procedura di gara, saranno i medici della società bolognese, reclutati con rapporto libero-professionale, a garantire le prestazioni di emergenza-urgenza mentre infermieri e operatori sanitari saranno forniti dalla Asp, Azienda sanitaria provinciale di Messina. Una soluzione temporanea, che dovrebbe durare un anno e che, con tale riapertura ha colmato una lacuna assistenziale non tollerabile per una città di quasi 40mila residenti. Si è proceduto a una ristrutturazione dei 900 metri quadrati a disposizione, con interventi di tipo edile e impiantistico e, sotto la supervisione dell’ufficio tecnico della Asp messinese, sono stati attivati otto posti letto di Osservazione breve intensiva (Obi), con la riqualificazione delle sale di emergenza urgenza e delle aree di attesa. La novità è rappresentata dal nuovissimo e tecnologico impianto di videosorveglianza, a salvaguardia del personale di assistenza contro le sempre più frequenti aggressioni mentre all’esterno, un ampio parcheggio di circa sessanta posti auto assicurerà ai cittadini la possibilità di accedere senza problemi nell’area del nosocomio. Palese la soddisfazione dei rappresentanti delle istituzioni, che hanno presenziato alla riapertura del servizio, destinato nel 2020 a pronto soccorso Covid, con successiva riduzione delle attività e un orario limitato di apertura, fino alla definitiva chiusura nel 2023, per arrivare poi a una soluzione innovativa per la riapertura che, con le sole risorse attualmente in servizio nell’azienda pubblica non sarebbe stata possibile. “Questo risultato è il frutto della volontà congiunta della direzione e delle sollecitazioni dei sindaci del distretto, che hanno insistito affinché trovassimo ogni strada possibile per restituire al territorio un presidio fondamentale per l’emergenza-urgenza”, comunica con una nota la direzione aziendale ma non tutti sono convinti dell’efficacia di tale gestione pubblico-privato. Sull’affidamento temporaneo del pronto soccorso a soggetti privati, interviene il Movimento Città Aperta, una formazione civica attiva da oltre dieci anni a Barcellona Pozzo di Gotto, che critica tale scelta della politica regionale. “Esternalizzare il pronto soccorso, anche se temporaneamente – dichiarano gli esponenti del Movimento – significa di fatto affidare ai privati la gestione della sanità, dando avvio a un’erosione del sistema che inevitabilmente porterà a creare disparità e squilibri a livello sociale”. Il timore è di veder togliere competenze al pubblico, permettendo ai privati di espandersi in ambito sanitario e secondo i detrattori, a farne le spese potrebbero essere i cittadini. Inevitabile l’interrogazione all’Assemblea regionale siciliana da parte del deputato Matteo Sciotto, del gruppo politico di opposizione “Sud chiama Nord”. “Chiediamo di conoscere i costi complessivi sostenuti per l’esternalizzazione – dichiara l’interrogante – se siano stati effettuati studi comparativi con la gestione pubblica e se sia prevista la riattivazione dei reparti di supporto come Cardiologia, Ortopedia, Anestesia/Rianimazione, essenziali per il pieno funzionamento di un pronto soccorso. Vogliamo sapere se ci sia stata una vera valutazione tecnica delle scelte fatte o se, al contrario, abbiano prevalso logiche di altro tipo”. La battaglia è appena iniziata e non sarà indolore, tra coloro che sostengono “l’importanza di dotare un territorio vasto di un servizio indispensabile per la popolazione e di potenziare il sistema sanitario locale” e chi invece è per un servizio sanitario che deve rimanere una priorità assoluta dei territori e non essere soggetto a dinamiche legate al profitto e alla concorrenza tra privati.

