La sorveglianza sanitaria attivata in Italia sui quattro connazionali rientrati dalla nave MV Hondius, collegata al focolaio internazionale di hantavirus Andes, impone una riflessione seria e pragmatica sul ruolo dei professionisti sanitari nella gestione delle nuove minacce biologiche. Riflessione che inevitabilmente coinvolge anche i sindacati degli operatori sanitari. Nursing Up invita ad evitare qualsiasi forma di allarmismo: non esiste allo stato attuale alcun quadro pandemico, né elementi che giustifichino allerta generalizzate per la popolazione. Tuttavia, il sindacato richiama l’attenzione su un dato tecnico rilevante riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale: il ceppo Andes è considerato l’unico hantavirus con documentata capacità di trasmissione interumana, oltre a presentare una letalità che nei casi gravi può arrivare fino al 40%. Uno scenario che rende particolarmente delicata la gestione clinica e organizzativa dei casi sospetti. Dal triage ospedaliero al monitoraggio territoriale, fino alla gestione dei protocolli di isolamento e dei campioni biologici, il primo impatto operativo, nel caso di nuova emergenza epidemiologica, ricade su infermieri, ostetriche per quanto di competenza, pronto soccorso, reparti infettivi e servizi territoriali. È proprio in queste fasi che emergono le criticità di un Servizio Sanitario Nazionale già sottoposto a forte pressione organizzativa. Secondo Nursing Up, infermieri ed ostetriche si trovano oggi ad affrontare responsabilità cliniche sempre più elevate in una sanità che continua a convivere con una carenza strutturale, solo per i primi pari a 175mila operatori rispetto agli standard europei. Secondo il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, l’emergere di patologie infettive ad alta complessità evidenzia una contraddizione ormai evidente. «Ai professionisti sanitari viene chiesto di garantire sicurezza, controllo epidemiologico e gestione operativa anche nei contesti più delicati, ma il sistema continua a non riconoscere adeguatamente il livello di responsabilità e di esposizione al rischio biologico che infermieri e operatori affrontano quotidianamente». Il sindacato evidenzia inoltre come le attuali indennità previste dal contratto nazionale risultino ormai non allineate ai nuovi scenari sanitari internazionali, soprattutto se confrontate con altri Paesi europei. «Un infermiere o un’ostetrica italiani continuano a percepire mediamente circa mille euro in meno al mese rispetto a un collega tedesco o belga o olandese, pur trovandosi a operare negli stessi scenari di sorveglianza epidemiologica e gestione del rischio infettivo», aggiunge De Palma. Per Nursing Up il tema non riguarda l’emergenza del momento, ma la necessità di rafforzare strutturalmente le tutele dei professionisti sanitari. investire seriamente su organici, sicurezza, formazione e riconoscimento economico del rischio professionale», conclude il presidente. Una strategia strutturale che rafforzi il personale sanitario prima che scenari più complessi mettano ulteriormente sotto pressione un sistema già fragile

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