Non solo sanitari: ora a essere aggrediti sono anche i pazienti. Proprio così, l’ospedale Sant’Andrea di Roma, da luogo di cura e di sicurezza, si è trasformato la scorsa notte in uno scenario di inverosimile violenza. In una stanza del reparto di Gastroenterologia, intorno alle 23 un degente si è scagliato, senza apparente motivo, contro il suo compagno di stanza che per poco non  soccombe per soffocamento. Protagonista in negativo, un cittadino indiano di 43 anni che di colpo, ha iniziato a percuotere un degente di 84 anni tentando di soffocarlo con le proprie mani. Si è evitato il peggio soltanto grazie al tempestivo intervento di medici e infermieri in turno nel reparto che, insospettiti dai rumori provenienti dalla stanza sono accorsi salvando la vita all’anziano degente. Una vera e propria manifestazione di follia, interrotta soltanto dall’arrivo dei Carabinieri della stazione romana di Tomba di Nerone e dall’intervento dei familiari dell’aggredito, arrivati prontamente per difendere il proprio congiunto. La furia dell’aggressore non ha risparmiato neanche i militari, che hanno riportato per fortuna solo lievi ferite e sono stati prontamente medicati nello stesso nosocomio. L’uomo è stato bloccato e trasferito nel carcere di Regina Coeli, con l’accusa di tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale. L’episodio sorprende non solo per le modalità e l’assenza di precisi motivi ma perché rappresenta, a memoria di chi di sanità si occupa da decenni, una assoluta novità per i soggetti coinvolti e per il contesto in cui si inserisce la violenza. Di solito, episodi del genere si verificano nei cosiddetti reparti e servizi “in prima linea”: pronto soccorso, dipartimento di emergenza, servizi psichiatrici e ambulanze oppure nelle sale di attesa, escandescenze non giustificabili ma comunque motivate dall’impazienza di chi attende molte ore prima di essere visitato. Difficilmente si assiste al surriscaldarsi dell’atmosfera nei reparti di degenza e i numeri dei sanitari presi di mira non sono confortanti: soltanto nei primi tre mesi del 2025, secondo i dati forniti dall’Amsi, associazione medici stranieri in Italia, c’è stato un aumento del 37% di aggressioni sia fisiche che verbali a medici, infermieri, operatori sociosanitari. Un vero bollettino di guerra e il fenomeno, purtroppo – se ciò può consolare – non è soltanto italiano. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che circa il 30-35% degli operatori sanitari a livello globale abbia subito almeno un episodio di violenza verbale o fisica durante la propria carriera con un incremento esponenziale post-pandemia, specie nelle strutture di pronto soccorso e nei servizi psichiatrici. E ora l’aggressione al paziente apre un fronte di attenzione in più, sperando che si limiti soltanto a un episodio isolato.

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