Sanità privata, il contratto non può attendere
Sindacati confederali e Ugl annunciano mobilitazioni nel mese di luglio
Sono ormai otto anni che la sanità privata attende il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Addirittura, i dipendenti delle Rsa sono in attesa da ben quattordici anni. Una situazione insostenibile che priva i lavoratori di un settore essenziale, dei più elementari diritti e le carenze si riversano sui cittadini bisognosi di assistenza. Per questo i sindacati scendono sul piede di guerra e, in una severa nota, con i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi annunciano il prossimo 24 luglio un presidio davanti al ministero della Salute. La crisi del settore è ormai strutturale ed evidenzia “organici insufficienti, turni sempre più gravosi, ferie negate”, esordisce il comunicato che continua: “a pagare il prezzo più alto sono i cittadini che ogni giorno si affidano alle strutture sanitarie private accreditate e alle Rsa e i lavoratori, pur svolgendo le stesse attività dei colleghi del Servizio sanitario nazionale, continuano a essere penalizzati da contratti scaduti da anni e da trattamenti economici inferiori”. I sindacati ritengono che “non è accettabile che strutture private che svolgono comunque un servizio pubblico e ricevono pubblici finanziamenti possano continuare ad applicare contratti scaduti da otto e quattordici anni”. Per questo chiedono un cambio di passo al governo. Scende in campo anche l’Ugl con il segretario nazionale Salute Gianluca Giuliano che ha convocato una manifestazione davanti al ministero della Salute il 22 luglio. “È inaccettabile che, mentre migliaia di professionisti della sanità privata attendono da anni il rinnovo del contratto nazionale, si continuino a destinare ingenti risorse pubbliche alle strutture private senza prevedere alcun obbligo di utilizzarle per valorizzare il lavoro e rinnovare i contratti”, dichiara in una nota. E cita il recente decreto sulle nuove tariffe ospedaliere e della riabilitazione, pubblicato in gazzetta ufficiale, che ha sbloccato circa un miliardo di euro, con 350 milioni immediatamente disponibili, destinati alle strutture private accreditate. Una vera e propria pioggia di risorse pubbliche ancora una volta non accompagnata da alcun vincolo che imponga il rinnovo dei contratti o il riconoscimento di adeguati aumenti salariali ai lavoratori alle associazioni datoriali Aiop e Aris, sanità privata e religiosa. “Ancora più grave è quanto previsto dall’ ‘emendamento inserito nel decreto lavoro, che ha escluso il personale della sanità privata dall’indennità di vacanza contrattuale – incalza Giuliano – giustificando tale scelta con una presunta incertezza dei ricavi delle aziende. Una motivazione che non regge di fronte ai continui stanziamenti pubblici destinati al comparto e che finisce per penalizzare esclusivamente i lavoratori”. Occorre il pieno riconoscimento degli oltre 300 mila professionisti che svolgono un servizio essenziale per il Paese, a cui va riconosciuto un contratto dignitoso, con retribuzioni adeguate e pari diritti rispetto ai colleghi del comparto pubblico.

