Sanità penitenziaria, incentivo agli operatori
Votata una proposta di Novelli M5s per riconoscere l’indennità di lavoro disagiato
Sanità penitenziaria, una realtà difficile, in cui gli operatori sono chiamati a un doppio compito: garantire la salute delle persone ristrette e convivere con il clima di disagio legato alla condizione di recluso. Per attenuare la distanza tra i sanitari dei penitenziari e gli altri colleghi, rendendo più attrattiva la professione in carcere, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato una proposta di legge a firma di Valerio Novelli, consigliere del Movimento 5 stelle, che mira a riconoscere l’indennità di lavoro disagiato per medici e infermieri che operano all’interno degli istituti di pena della regione. Un incentivo a contrastare la carenza di personale, garantendo una presenza più significativa e stabile dei professionisti che si occupano della salute dei detenuti. Un comparto complesso quello della sanità penitenziaria, con una riforma che parte nel 1999 con il decreto numero 230, che trasferisce le competenze in materia dal ministero della Giustizia a quello della Salute, con tutte le difficoltà di armonizzazione connesse. Nel tempo si sono succedute norme nazionali, regionali, accordi tra Stato ed enti locali e ancora, tavoli tecnici, gruppi di lavoro e osservatori territoriali, che hanno appesantito notevolmente una riforma problematica fin dall’esordio. In tale contesto, è apparsa sempre più difficile la situazione del personale sanitario a cui la proposta approvata dovrebbe attenuare alcune delle criticità almeno sul piano economico. Tra Roma, l’area metropolitana e le quattro province sono presenti 14 istituti di pena: 3 case di reclusione, 11 case circondariali – di cui una femminile – che ospitano un totale di circa 6.800 detenuti, di cui il 37% stranieri (32% a livello nazionale) e con punte superiori al 50% negli Istituti di Regina Coeli e di Rieti. Tutte le Asl, esclusa la Roma 5, si trovano a gestire almeno un istituto di detenzione e le aziende, nessuna esclusa, si sono trovate di fronte alle insormontabili difficoltà dovute al lento avvio della riforma della sanità penitenziaria. “Grazie all’atto approvato – esordisce Novelli – viene finalmente riconosciuta l’indennità di disagio per tutto il personale sanitario, medici e infermieri, che opera all’interno degli istituti di pena della regione. Il provvedimento mira a rendere il lavoro in carcere più attrattivo, contrastando la carenza di personale e garantendo così una presenza più forte e stabile di operatori e medici a supporto dei pazienti detenuti. Riconoscere economicamente la gravosità di questo servizio è un atto dovuto per dare stabilità a tutto il comparto,” prosegue il consigliere pentastellato, ringraziando il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia e i direttori delle carceri di Frosinone, Civitavecchia, Casal del Marmo e Rebibbia femminile il cui contributo e il dialogo costante sono stati preziosi per trasformare questa necessità in una realtà concreta. Un incoraggiamento a lavorare affinché nessuno, dentro o fuori le mura degli istituti, venga lasciato indietro.

