Con la ‘miniriforma’ nasce il ‘superospedale’
Sollecitati da tutti adeguati investimenti, sostenibilità ed equità del Servizio sanitario nazionale
Sanità e istruzione, i settori più toccati dalle riforme – o presunte tali – in assoluto. Nel caso di Asl, ospedali e Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) dal 1978, anno della Grande Riforma a oggi, numerosi sono stati i tentativi, più o meno riusciti, di metter mano alla loro farraginosa organizzazione. Soltanto 47 anni dopo la legge 833 che ha istituito il Servizio sanitario nazionale e vari decreti succedutisi negli anni, arriva un ulteriore sforzo per correggere, in parte, le storture di un sistema che andrebbe cambiato dalle fondamenta. Si tratta del disegno di legge delega al governo, per adottare “misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera”, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio, da cui dovrebbero derivare, entro il 2026 numerose norme attuative – si badi bene – senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. E già questa precisazione lascia intuire molto. La novità che emerge è l’introduzione degli “ospedali di terzo livello, compresi quelli riconducibili a fondazioni, associazioni o altri enti privati, anche a carattere religioso” e degli “ospedali elettivi “corrispondenti alle strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso”. Una piccola rivoluzione a cui dovrebbe affiancarsi l’altra relativa al potenziamento della medicina territoriale ma, da ciò che si intuisce, sarà tutto legato alle risorse disponibili, considerata la premessa dell’invarianza di risorse, così come la sfida legata al riordino “della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta”. Numerose le reazioni, tra queste quelle della Cgil che con la segretaria confederale Daniela Barbaresi, esprime il timore che “gli ospedali di terzo livello possano drenare ulteriormente risorse dal sistema pubblico verso il privato, frammentando il diritto alla salute”. Sulla “centralità dei servizi di infermieristica territoriale” si sofferma Barbara Mangiacavalli (nella foto), presidente nazionale della Federazione degli ordini professionali (Fnopi), indicando gli stessi quale “snodo cruciale per pazienti e cittadini” e chiede una modifica del testo, valorizzando il ruolo di tale assistenza sul territorio, considerata la recente attrazione di molti professionisti freschi di laurea. Apprezza l’intento della riforma Fabrizio D’Alba, presidente di Federsanità e direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma. “Il Servizio sanitario nazionale necessita da tempo di un aggiornamento coerente con i mutamenti demografici – precisa – e la differenziazione delle funzioni ospedaliere, con ospedali di terzo livello ed elettivi, supera sovrapposizioni organizzative che generano inefficienze e inappropriatezza”. C’è bisogno, per Federsanità di fare sistema rafforzando “in modo strutturale l’assistenza territoriale e l’integrazione sociosanitaria”. In sintesi: presa in carico di anziani, fragili, cronici con reti territoriali multiprofessionali, con il riordino di medici di famiglia e pediatri, nodo cruciale del sistema.

