Era l’ormai lontano 1999, l’anno in cui, con il decreto numero 230, si attuava il passaggio di consegne tra ministero della Giustizia e dicastero della Salute in tema di cure e assistenza ai reclusi. Una legge che ha richiesto un ventennio per trovare piena applicazione. Nel tempo si sono succedute norme nazionali, regionali, accordi tra Stato ed enti locali e ancora, tavoli tecnici, gruppi di lavoro e osservatori territoriali, che hanno appesantito notevolmente una riforma problematica fin dall’esordio, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, con un diritto alla salute pressoché negato alle persone recluse. Una situazione drammatica quella degli istituti di pena italiani, aggravata dal cronico sovraffollamento e da una spaventosa carenza di organico. Oggi opera appena un medico ogni 315 reclusi, spesso in condizioni di precarietà. Questa carenza impedisce l’erogazione delle cure essenziali, trasformando la detenzione in una condanna all’abbandono terapeutico che, nei casi più gravi, porta alla morte. A questo si aggiungono la burocrazia e la mancanza di agenti per le traduzioni, che fanno saltare centinaia di visite specialistiche esterne a settimana, e una gestione del disagio mentale ridotta a isolamenti e all’uso massiccio di psicofarmaci. A lanciare l’allarme è il segretario nazionale di Ugl Salute Gianluca Giuliano, che accende un riflettore sulla situazione. “I dati sono allarmanti – denuncia il segretario – circa il 70% dei detenuti soffre di almeno una patologia cronica o psichiatrica, ma nei 189 penitenziari italiani mancano all’appello almeno 1.700 professionisti sanitari”. Secondo il segretario “l’emergenza carceraria è un’emergenza sociale prioritaria”, una convinzione rafforzata da una testimonianza di grande rilievo: il “Diario dal carcere” di Gianni Alemanno, una sorta di drammatico appuntamento periodico con cui l’ex sindaco di Roma, già ministro dell’Agricoltura nel II e III governo Berlusconi, ha puntualmente denunciato, insieme a Fabio Falbo, la triste condizione delle persone ristrette. “Garantire cure giuste e dignitose ai detenuti è un dovere civile e un presupposto per il loro futuro reinserimento – sostiene Giuliano – la Ugl Salute chiede un piano straordinario di assunzioni per la medicina penitenziaria e contratti dignitosi: la salute è un diritto di tutti e non può escludere nessuno”. Chissà se e quando sarà ascoltato.

 

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