San Camillo, rinasce il polo trapianti
Il polo trapianti, nato 18 anni fa, rinnova la sua veste rappresentando sempre più un’eccellenza
Il polo interaziendale trapianti (Poit) del San Camillo si rinnova: con il trasferimento delle attività chirurgiche al sesto piano del Padiglione Puddu, il grande ospedale romano inaugura tre nuove sale operatorie di ultima generazione e un reparto di terapia subintensiva da 29 posti letto, dotato di camere a pressione controllata per pazienti oncologici e trapiantologici. Il progetto, del valore complessivo di oltre 3,2 milioni di euro per lavori e impianti, cui si aggiungono 770 mila euro per le attrezzature, è stato completato in meno di due anni e ha già prodotto risultati significativi: tra agosto e ottobre 2025 gli interventi di alta chirurgia oncologica addominale sono aumentati del 20%, passando da 156 a 187. Le tre sale operatorie, di livello ISO 5, consentono procedure open, laparoscopiche e robotiche, e sono dotate di un innovativo sistema di ventilazione e di un impianto multimediale audio-video integrato per il live sharing in tempo reale, unico nel suo genere in Europa. «Il San Camillo è un punto di riferimento per Roma e per l’intero Lazio – sottolinea il direttore generale Angelo Aliquò – modernizzare oggi non è un semplice rinnovamento: significa costruire l’ospedale che servirà alle persone di domani, migliorando sicurezza, efficienza e sostenibilità». Alla presentazione del nuovo reparto è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione regionale per il rilancio della sanità pubblica capitolina: «È il segno di un’attenzione che stiamo dando a questo ospedale e, più in generale, a tutta la sanità romana. Il San Camillo rappresenta per volumi, per numero di posti letto e per la sua storia, un’eccellenza. È un pezzo importante della rete ospedaliera: dei 170 milioni che abbiamo stanziato per le nuove apparecchiature, circa 80 milioni serviranno a rinnovare questo ospedale straordinario, che da anni necessitava di interventi strutturali. È un lavoro lento ma inevitabile: lento perché le cose vanno fatte bene, inevitabile perché non ci fermiamo». Rocca ha poi lanciato un messaggio sulla “cultura della donazione”: «Bisogna incentivare la cultura del dono – ha raccomandato – donare aiuta a ridare la vita. Oggi ho incontrato persone che mi hanno trasmesso gioia ed emozione: una paziente operata venerdì già voleva rimettersi in piedi. Dobbiamo educare a questo spirito di solidarietà». Soddisfazione è stata espressa dal direttore del Poit Giuseppe Maria Ettorre: «Voglio ringraziare la Regione Lazio per la sensibilità dimostrata con questo grande investimento al San Camillo – ha dichiarato – che si è tradotto nel lavoro dei direttori generale, sanitario e amministrativo, capaci di declinarlo in un progetto concreto. Se vi girate, vedete un ospedale che è un cantiere, ma che si traduce in benessere per la cittadinanza. Il Presidente ha visitato il nostro centro trapianti, che dirigo, dove si eseguono oltre cento trapianti l’anno. Qui si concentra una grande qualità chirurgica e progettuale, in una città e in una Regione che puntano sull’eccellenza». Ettorre ha poi rivolto un appello alla donazione di organi: «Come ha ricordato il Presidente, bisogna continuare a investire sulla donazione. La Regione lo sta facendo, ma serve anche la generosità delle famiglie: quando si vive il dolore di un congiunto in ospedale, bisogna avere la forza di dire sì al dono degli organi. È un gesto che può ridare la vita a chi non ha più chance», ha sottolineato il professore. Il Poit, fondato 18 anni fa in collaborazione con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”, consolida così la sua posizione come centro di eccellenza nazionale per la chirurgia oncologica e i trapianti. (Agi)

