“L’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini cambia volto”. Questo è l’annuncio che compare sulla pagina social del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e, strano a dirsi, molti lettori ci hanno scritto suggerendo che dovrebbe cambiare anche denominazione, per “appropriazione indebita”. “Che ci fa ancora il Forlanini accanto al nome del San Camillo, quando nessuno se ne occupa più e lo lascia nell’abbandono più totale?”, protestano con veemenza i cittadini. Troviamo il quesito sensato e lo giriamo alla Regione Lazio che, siamo certi, saprà prima o poi fornire una risposta. Intanto, puntiamo i fari sul post che elenca le opere messe a punto dalla Regione Lazio, grazie ai fondi del Pnrr e del Giubileo, in meno di un anno. Nell’antico ospedale sulla Gianicolense, tutelato come edificio storico in base al decreto 1089 del 1939, dietro l‘iconico palazzo centrale della direzione, appare la sopraelevazione di una porzione del padiglione conosciuto come “Piastra”, anche questo aggiunto ai preesistenti edifici nel 2001 per ospitare il pronto soccorso e i servizi di emergenza/urgenza. L’elevazione in altezza offrirà maggiori spazi al pronto soccorso pediatrico e alla Chirurgia d’urgenza, con la creazione di 30 posti letto in più. L’ampliamento dei locali, grazie alle risorse giubilari, ridisegna totalmente l’organizzazione dei percorsi interni, la dotazione di maggiori spazi e la realizzazione di un’area dedicata alla decontaminazione – in caso di eventi che pregiudichino la salute dei pazienti venuti a contatto con sostanze potenzialmente dannose per la salute – o per consentire ai sanitari la sterilizzazione degli indumenti. E le innovazioni non finiscono qui. Nel padiglione Puddu è prevista la nuova terapia intensiva cardiologica (Utic) e sono in allestimento i locali della nuova neurochirurgia, insieme agli ambulatori medici. Miglioramenti strutturali sono riservati inoltre alla protezione antisismica, con cantieri allestiti nei padiglioni Marchiafava, Sala, Flaiani, Puddu e nella cosiddetta “Piastra” dell’emergenza. Le strutture più datate saranno dotate di quelli che in gergo tecnico si chiamano cappotti sismici esterni e sistemi di catene interne mentre negli edifici moderni si opterà per rinforzi di nodi, pilastri e torri dissipative, sempre rifacendoci alle definizioni per addetti ai lavori. Questi interventi ammontano a 25 milioni di euro, attinti alle risorse del Pnrr mentre la “superfetazione” del pronto soccorso ha comportato un investimento di 5 milioni. Una ulteriore novità è costituita dalla realizzazione dell’ospedale di comunità – sempre all’interno del già congestionato San Camillo – che dovrebbe vedere la luce entro il mese di giugno del 2026, tempo massimo per la conclusione delle opere legate ai fondi del Pnrr, da cui provengono altri 9 milioni per attivare tale struttura intermedia di ricovero a “bassa intensità” con 40 posti letto, situata dove un tempo era il padiglione Monaldi, già sede della Virologia del San Camillo diretta dal professor Arrigo Benedetto. In sintesi, una mole di interventi volti a garantire sicurezza, efficienza e migliori standard di cura, auspicio della direzione aziendale che si prefigge di potenziare l’offerta attraverso nuove tecnologie e la risistemazione di reparti che andrebbero maggiormente valorizzati. Opere indispensabili “per un ospedale che guarda al futuro, all’altezza dei professionisti che qui operano e delle necessità di chi da Roma e da fuori si affida a noi”, dichiara il direttore generale Angelo Aliquò, all’unisono con i direttori sanitario e amministrativo Gerardo De Carolis e Eleonora Alimenti. Con il sostegno e l‘apporto finanziario della Regione Lazio, che intende imprimere una nuova marcia alla sanità pubblica.

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