Salute globale, l’Italia in primo piano
Un contributo di 150 milioni contro Aids, Tubercolosi e Malaria. L’Italia attua il piano Mattei della salute
Avrà un importante risvolto sanitario, il Vertice G20 di Johannesburg per l’Italia. Con un contributo di 150 milioni, destinato al Fondo globale, il ministero degli Esteri collaborerà nella lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria, patologie ancora aggressive nei Paesi in via di sviluppo. Tra il 2026 e il 2028 saranno erogati i fondi, il cui annuncio è avvenuto il 21 novembre, in concomitanza con l’inizio del vertice. Con tale elargizione, l’Italia riafferma il ruolo di primo piano che svolge nel campo della salute globale. Grazie all’azione del Fondo globale, i cui primi effetti ebbero luogo dopo il Vertice G8 di Genova del 2001, occasione in cui si decise tale finanziamento, sono state finora state salvate 70 milioni di vite e la concomitanza di morti per Aids, tubercolosi e malaria è diminuito del 63%. Una vera e propria assunzione di responsabilità, da parte dei Paesi occidentali ma anche dei beneficiari, che attraverso una oculata gestione delle risorse, condizione essenziale richiesta dai contributori, hanno migliorato le proprie strutture di gestione delle risorse. Un’altra considerazione riguarda direttamente l’Italia che vede, con tale finanziamento, configurare il Piano Mattei per l’Africa, basato sulla collaborazione con il continente e partenariati con soggetti locali. La salute è uno dei pilastri del Piano e costituisce una delle priorità strategiche dell’azione della cooperazione italiana. Il nostro Paese, grazie ad una rete di strutture di qualità in ambito sanitario, continuerà a coinvolgere il sistema Italia nelle attività del Fondo globale. Parte delle risorse destinate all’Africa, sono infatti utilizzate per finanziare attività similari, messe a punto da organizzazioni del Terzo settore, enti pubblici e Università italiane. All’impegno nell’ambito del Global Fund, continua ad affiancarsi l’azione italiana di lotta alle malattie trasmissibili attraverso iniziative bilaterali, come ad esempio il sostegno ai “Centri Dream” della Comunità di Sant’Egidio, strutture caritative che operano in dieci Paesi africani e a cui la cooperazione italiana ha già destinato significativi contributi negli ultimi anni.

