La buona notizia è che oggi la psico-oncologia non è un aiuto “in più”, ma un pilastro del percorso di cura dopo una diagnosi di tumore. Un connettore capace di tenere unite dimensioni che altrimenti rischierebbero di restare separate: l’esperienza intima del paziente, i bisogni dei familiari, le decisioni degli specialisti, il supporto della rete territoriale. Agli Ifo lo psico-oncologo è già presente ed è parte integrante dei team multidisciplinari e dei percorsi di diagnosi e cura: affianca oncologi, chirurghi, infermieri; ascolta, e media tra i bisogni emotivi del paziente e le scelte cliniche più appropriate. Un modello che trova pieno riconoscimento nella nuova proposta di Legge della Regione Lazio, la prima in Italia a rendere strutturale la presenza degli psico-oncologi in tutta la rete sanitaria, dagli ospedali alle strutture territoriali fino agli hospice. Una norma innovativa che cambia la cultura della cura, trasformando il supporto psicologico da servizio “aggiuntivo” a diritto dei pazienti oncologici e delle loro famiglie. Questa è la notizia emersa il 1° dicembre agli Ifo – Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, nel convegno dedicato alla centralità della persona nel percorso di cura oncologico. Una centralità che riguarda non il solo paziente, ma l’individuo nella sua interezza: emozioni, relazioni, paure e risorse. Luciano Ciocchetti (nella foto), vicepresidente XII Commissione Affari sociali e Sanità della Camera dei deputati, ha sottolineato che la psico-oncologia è ormai parte integrante della riorganizzazione nazionale della sanità, dal superamento dell’idea del cosiddetto “ospedalo-centrismo” al rafforzamento della rete territoriale. Ha richiamato il ruolo dello psicologo di assistenza primaria, la riforma che rafforza il lavoro multidisciplinare e i nuovi investimenti sul Servizio sanitario nazionale per personale, servizi e specialità. “La psico-oncologia – ha detto – non è un lusso. È un dovere. E quando il supporto psicologico è forte, aumentano qualità di vita e successo terapeutico”. Roberta Della Casa, consigliera della Regione Lazio è prima firmataria della proposta di legge regionale sulla Psico-Oncologia. La norma rende lo psico-oncologo una presenza stabile in tutte le strutture pubbliche e private del Lazio, assicura supporto psicologico lungo tutto il percorso di malattia, introduce formazione specifica per gli operatori e istituisce un Osservatorio regionale per garantire applicazione uniforme e standard elevati su tutto il territorio. “La psico-oncologia – ha dichiarato Della Casa – non può dipendere dalla sensibilità dei singoli. Va garantita per legge, con continuità, risorse e responsabilità precise. La sofferenza emotiva non può più rimanere invisibile”. Livio De Angelis, direttore Generale Ifo, ha riportato al centro l’aspetto umano: “Le malattie oncologiche trascinano da sempre un carico di ansia, paura e rabbia che deve essere gestito al pari della stessa malattia. Non ha senso curare solo la patologia d’organo, ma occorre affiancare alle più innovative risorse farmacologiche e tecnologiche uno straordinario supporto psicologico che garantisca la salute emotiva e relazionale dei pazienti e dei loro cari. Il corretto sostegno psicologico si traduce in maggiore aderenza alle cure, più forza nell’affrontare i percorsi diagnostici e terapeutici e quindi alla fine ci aiuta a raggiungere migliori risultati terapeutici e a mantenere una giusta qualità di vita”. Ha ricordato che agli Ifo la figura dello psico-oncologo è parte stabile dei “Disease Management Team” e riferimento non solo per chi affronta la diagnosi, ma anche per familiari e specialisti, garantendo una presa in carico completa e attenta all’integrità psicofisica della persona. Come ha spiegato Anita Caruso, responsabile della Unità operativa di Psicologia di supporto al paziente oncologico dell’Irccs Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e responsabile scientifico del convegno, la psico-oncologia accompagna la persona durante tutto il percorso di cura: dal momento della diagnosi alla riabilitazione, prevenendo il disagio emotivo cronico, sostenendo i momenti critici e contribuendo, quando necessario, anche alle scelte terapeutiche. “La richiesta di aiuto – ha ricordato – non è più vista oggi come una fragilità, ma una risorsa per affrontare al meglio l’impegnativo iter di cura”.

 

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