Ha simulato uno scenario immaginario ma è riuscita ugualmente a suscitare polemiche reali. La maxi-esercitazione internazionale Polaris II, proposta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), predisposta per simulare una eventuale pandemia, si è svolta tra il 22 e il 23 aprile scorso ma lo strascico di critiche non si esaurisce. La scenografia, volta a rappresentare la capacità di risposta, il coordinamento, la gestione delle informazioni con l’uso della intelligenza artificiale, ha coinvolto 26 Paesi in lotta contro un batterio diffuso a livello globale. Si tratta, in larga misura, di realtà nazionali africane, asiatiche, sudamericane più 600 esperti in salute globale. Tra i partecipanti appartenenti alla Ue figura soltanto la Francia mentre l’Italia, considerato che si trattava di “verifica selettiva su invito”, chiarisce una nota del ministero della Salute, non ha partecipato. “Non era un’esercitazione universale né obbligatoria – spiegano ancora da lungotevere Ripa all’agenzia Adnkronos – non era nemmeno una verifica formale della capacità pandemica nazionale. L’oggetto della simulazione non era né l’Accordo pandemico né una verifica di conformità del Regolamento Sanitario Internazionale”. Tradotto: le accuse che ci vengono rivolte dalle opposizioni non hanno alcun fondamento. Non è mancato chi, informato della mancata partecipazione, ha avanzato dubbi e richiesto motivazioni. Tra i politici, il responsabile Welfare di Azione Alessio D’Amato, già assessore alla Sanità della Regione Lazio, che parla di una “Italia che si è astenuta sul piano pandemico globale” mentre Daniela Sbrollini, responsabile salute di Italia Viva, ha annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare al ministro della Salute Orazio Schillaci. E parla di “un fatto grave e preoccupante che merita chiarimenti urgenti da parte del governo”. Da qui l’accusa di isolamento del nostro Paese che, secondo la senatrice non “può permettersi passi indietro sul fronte della prevenzione”. Per questo nell’atto parlamentare, saranno posti interrogativi sulla strategia nazionale da adottare nei confronti di eventuali emergenze pandemiche e quali iniziative il governo intenda adottare per farvi fronte. Argomenti affrontati nel Piano pandemico approvato in Conferenza Stato-Regioni il 30 aprile scorso, accompagnato da uno stanziamento di 1,1 miliardi di euro per potenziare prevenzione e strumenti strategici, accantonando discutibili scenari proposti nel periodo della pandemia da Covid-19.

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