Povertà in Italia: niente di nuovo sotto il sole. Il Report statistico nazionale 2026 diffuso dalla Caritas, con rilevamenti in 206 diocesi italiane, fa emergere un quadro poco consolante, evidenziando una povertà che assunto connotazione stabile nella società. Soprattutto, viene portato alla luce il nesso tra povertà e salute. Secondo gli ultimi dati Istat sono 5,8 i milioni di italiani che hanno rinunciato almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici a causa delle liste d’attesa e delle difficoltà economiche. Si sono rivolte alla Caritas nel 2026 oltre 44mila persone che presentano fragilità sanitaria legata a malattie croniche, disabilità, problemi di salute mentale o condizioni aggravate dalla povertà e dall’esclusione sociale. In Basilicata la quota raggiunge il 32,1%. Dal 2015 al 2025 il numero di persone con fragilità sanitaria è cresciuto del 69,4%, mentre quello delle persone con disabilità e handicap è aumentato del 102,6%. Il risultato è la cosiddetta “inequità di salute”, dovuta alla distribuzione diseguale delle risorse economiche, educative, abitative e relazionali. Le fragilità sanitarie spesso si accompagnano ad altre difficili condizioni: quasi sei persone su dieci con problemi sanitari rivelano ulteriori bisogni, cumulando due o tre fragilità di condizione. In particolare, le persone affette da patologie di natura psichiatrica salgono al 78,7% con più ambiti di difficoltà. Notevole è stato lo sforzo della Caritas per sopperire alle necessità: nel 2025 ha erogato quasi 5 milioni di interventi, con una media di circa 17 interventi per ciascun assistito. Tra questi, 76.279 hanno riguardato la sanità: visite mediche, distribuzione di farmaci, analisi ed esami clinici. A questi si aggiungono 36.928 azioni di orientamento e 18 mila interventi di consulenza e tutela dei diritti, relativi anche a pratiche burocratiche, misure di sostegno al reddito, cittadinanza digitale e assistenza legale. Scarsa la presa in carico da parte dei servizi sociali territoriali, con solo l’8% degli assistiti seguito dai presidi pubblici e notevoli differenze di approccio tra nord e sud Italia. Aree del territorio nazionale completamente scoperte, che necessitano di una integrazione dei servizi sociosanitari. Un campanello d’allarme di cui le istituzioni debbono tener conto.

 

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