Periferie, 8 milioni dalla Regione Lazio
Coinvolti i municipi VI, IX, X, XI di Roma poi Fiumicino, Guidonia e i quattro capoluoghi
Ricreare il tessuto connettivo, riconquistare il senso di appartenenza, ravvivare quella socialità che nelle nostre periferie logorate oggi abbiamo perso. C’è tutto questo e molto altro, nel “Piano regionale degli interventi sperimentali di inclusione sociale nelle periferie del Lazio 2026 -2028”, illustrato il 2 luglio in conferenza stampa, a cui una delibera approvata dalla giunta guidata da Francesco Rocca ha dato vita. Tradotto nella realtà, quel titolo racchiude la possibilità di realizzare, attraverso il coinvolgimento della collettività, una sperimentazione in dieci contesti territoriali – Corviale, Tor Bella Monaca, Laurentino 38, Lido di Ostia, Fiumicino, Guidonia e periferie di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo – che vede la realizzazione di spazi di aggregazione, promozione di attività ricreative, culturali, di orientamento al lavoro e non solo. Al centro di tutto la presa in carico di soggetti e famiglie fragili, con azioni che vedono il loro compimento nelle case del ‘welfare’ futura aspirazione a cui mirare, come il finanziamento, a totale carico della Regione Lazio, che dovrebbe arrivare a dieci milioni in fase di assestamento di bilancio. Nato con il robusto supporto scientifico dell’Università della Tuscia, che ha realizzato una mappatura demografica e sociale dei luoghi più critici del territorio per calibrare correttamente gli interventi, il “Piano periferie” si caratterizza per lo spirito innovativo da cui parte, che consiste nella costruzione dal basso delle attività. Si parte dalla fase di ascolto delle comunità, con il coinvolgimento delle realtà locali, delle istituzioni di prossimità, di tavoli dedicati, privilegiando l’uso delle nuove tecnologie. Il risultato è la realizzazione del cosiddetto ‘welfare’ di prossimità, ovvero un benessere conquistato attraverso sportelli di accoglienza, servizi di supporto psicologico e sociale, canali di aiuto a famiglie in difficoltà, lotta a fenomeni di marginalità di ogni tipo, rigenerazione del tessuto sociale e culturale. Non concetti vaghi ma idee da mettere a terra, con l’accesso facilitato ai servizi per i residenti – e in tal caso, per la sanità sarà il distretto della Asl a fare la parte del leone – così come per la cultura saranno scuole e università chiamate ad agire, i centri anziani e le Associazioni di promozione sociale per la terza età, le assemblee di quartiere per definire le priorità del luogo, i comuni e i municipi per recepire le istanze e componenti del Terzo settore per metterle in atto. Entro breve, potrebbe non essere più una mera aspirazione il dialogo tra generazioni, con trasmissione di saperi tra una età e l’altra: la memoria storica degli anziani ai giovani, l’alfabetizzazione informatica da parte di questi ultimi nei confronti dei nativi non digitali. In sintesi, un progetto ambizioso, fortemente sostenuto dall’assessore regionale alle Politiche sociali e servizi alla persona Massimiliano Maselli, che ne ha sottolineato il valore innovativo e la potenzialità riferita al “superamento di interventi frammentati per costruire un modello di azione integrato che punti alla costruzione di reti territoriali”. Una scommessa per migliorare la qualità della vita di chi, marginalizzato da distanze fisiche e sociali, può sperare di rivivere quel “clima di relazioni e connessioni che si viveva nei quartieri storici nei decenni passati”, ha sottolineato il presidente Rocca, che sostiene fortemente un progetto che mette al centro quartieri e persone.

