Colombia anni Settanta. Il Paese è scosso da profondi conflitti, legati a una sanguinosa guerra civile iniziata un decennio prima, che si riverberano sull’economia e sulla situazione sociale. Negli ospedali manca tutto, perfino le incubatrici e le mamme dei neonati pretermine o di basso peso, per sopperire a tale carenza, sperimentano un sistema che si rivelerà infallibile: il contatto pelle a pelle, prolungato per molte ore. Da quella esperienza nasce la “Kangaroo Care” perché, come avviene per le femmine della specie animale australiana, è come se i piccoli restassero nel marsupio materno fino allo svezzamento. Una pratica che ha trovato la sua legittimazione con il riconoscimento della comunità scientifica internazionale, che la reputa efficace e sicura. “La Kangaroo Care non è soltanto un gesto di vicinanza emotiva, ma un intervento di salute supportato da solide evidenze scientifiche – spiega Letizia Carotenuto, consigliera della Federazione nazionale degli Ordini della professione di ostetrica (Fnopo) – il contatto pelle a pelle favorisce la stabilizzazione delle funzioni vitali del neonato, riduce lo stress e rafforza il legame affettivo tra bambino e genitori”. Il piccolo si posa, con il solo pannolino, sul torace nudo di mamma o papà e viene coperto per mantenere la temperatura corporea. Linee guida internazionali e Organizzazione mondiale della sanità (Oms), raccomandano la pratica, assimilando il torace del genitore a una “vera incubatrice biologica – sottolinea Carotenuto – alcuni studi dimostrano l’adattamento della temperatura materna ai bisogni del neonato, riducendo il rischio di ipotermia, una delle principali complicanze nei prematuri”. Numerose ricerche, come “Immediate ‘Kangaroo Mothe Care’ and survival of infants with low birth weight”, studio multicentrico coordinato dall’Oms, hanno cambiato molte raccomandazioni internazionali sulla gestione dei neonati prematuri e sottopeso. Pubblicate su riviste scientifiche internazionali, tra cui “The Lancet”, hanno evidenziato che la Kangaroo Care può ridurre significativamente la mortalità neonatale nei neonati prematuri e vulnerabili. Per la dottoressa Carotenuto, il contatto pelle a pelle attiva una serie di meccanismi biologici fondamentali: migliora la frequenza cardiaca e respiratoria, favorisce una migliore ossigenazione, riduce lo stress neonatale e aumenta il rilascio di ossitocina, il cosiddetto ormone del legame. “La Kangaroo Care favorisce anche la maturazione neurologica e lo sviluppo cerebrale – aggiunge Carotenuto -. I bambini mostrano un sonno più stabile, meno episodi di apnea e, secondo alcuni studi di follow-up, benefici neurocognitivi e relazionali osservabili anche negli anni successivi”. Il contatto pelle a pelle svolge inoltre un ruolo chiave nell’avvio dell’allattamento al seno, facilitando l’attacco precoce, aumentando la produzione di latte, favorendo l’allattamento esclusivo ovvero solo con latte materno. “Il neonato riconosce odore, voce e battito cardiaco materno – chiarisce Carotenuto – elementi che lo aiutano ad orientarsi spontaneamente verso il seno e contribuiscono a costruire fin da subito una relazione di sicurezza e protezione”. “Il contatto pelle a pelle aumenta il senso di competenza genitoriale, riduce i sintomi depressivi post partum e rafforza il bonding (legame) familiare”, costituendo un sostegno psicologico per genitori di neonati fragili, coinvolgendo anche i padri. L’ostetrica, grazie alle competenze cliniche, educative e relazionali, hanno un ruolo centrale nella promozione della “Care” nei punti nascita, in maternità, nelle terapie intensive neonatali, nell’assistenza domiciliare. “È una pratica semplice, naturale e potente – conclude Carotenuto – capace di proteggere la salute del neonato e di rafforzare il legame familiare fin dai primi momenti di vita”. L’investimento in una cultura della nascita più umana, rispettosa e centrata sulla relazione, sostiene la Fnopo.

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