Payback e imprese, niente di nuovo sotto il sole
Trattativa in salita per il rimborso dovuto dalle aziende di dispositivi medici
In merito alle dichiarazioni del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, secondo cui il Governo avrebbe “iniziato a farsi carico” del payback sanitario, Conflavoro Piccole e medie imprese (Pmi) Sanità, in uno sferzante comunicato precisa che, sul fronte dei dispositivi medici, il meccanismo resta pienamente in vigore e continua a gravare sulle imprese. Si tratta di un contestato rimborso, dovuto dalle aziende produttrici di dispositivi medici, che mette in atto un controverso meccanismo – introdotto dalla legge numero 125 del 6 agosto 2015 – imposto alle aziende del comparto sanità, che prevede la restituzione di un importo del 50% delle spese in eccesso effettuate dalle singole Regioni. Una tagliola per il controllo dei costi, pensata nella triste stagione dei tagli lineari e della razionalizzazione della spesa sanitaria e un sicuro motivo di scontento per gli imprenditori, da tempo sulle barricate per imporre correttivi al governo. E, attraverso i loro rappresentanti, gli imprenditori fanno sentire la propria voce, chiarendo che, nonostante le continue prese di posizione, richieste di modifica e proposte avanzate, il payback sui dispositivi medici mantiene effetti retroattivi ed esigibili e colpisce oltre 4000 imprese e più di 100mila lavoratori. Le Pmi italiane, prive delle strutture finanziarie dei grandi gruppi, rischiano di essere le prime a uscire dal mercato, mentre le misure di alleggerimento della spesa adottate dal Governo non incidono su questo meccanismo e finiscono per favorire soprattutto i grandi gruppi farmaceutici, in larga parte esteri. A questo quadro si aggiunge una pressione fiscale crescente e cumulativa che rende la sostenibilità economica del comparto sempre più critica. Il payback si somma alla tassa sul fatturato pari allo 0,75% e a ulteriori imposizioni sui costi di marketing, determinando un carico complessivo che non trova giustificazione né sul piano economico né su quello sanitario. Un livello di pressione che le piccole e medie imprese non sono in grado di assorbire. “Dire che lo Stato si sta facendo carico del payback non è corretto: oggi il conto è ancora interamente sulle spalle degli imprenditori italiani. Le Pmi stanno pagando il prezzo più alto, tra payback, tassazione sul fatturato e ulteriori oneri, mentre altre filiere beneficiano di interventi che non incidono su questi meccanismi. In questo contesto, parlare di sostegno alla sanità senza intervenire sul payback dei dispositivi medici è una contraddizione evidente”, dichiara Gennaro Broya de Lucia (nella foto), presidente di Conflavoro Pmi Sanità. Per questo l’organizzazione rinnova la richiesta di una franchigia immediata, per evitare migliaia di fallimenti, nelle more di un intervento strutturale e definitivo di superamento del payback sui dispositivi medici, a tutela delle imprese italiane e della continuità delle forniture al Servizio Sanitario Nazionale.

