Si è celebrata l’11 aprile la Giornata Mondiale della Malattia di Parkinson, la seconda malattia neurologica più diffusa al mondo, dopo l’Alzheimer, con leggera prevalenza nel sesso maschile rispetto al femminile (60% vs 40%). Per l’occasione, l’Istituto Superiore di Sanità ha ospitato un importante incontro istituzionale volto a tracciare le nuove rotte per le politiche pubbliche, il finanziamento dei bilanci dedicati alla patologia e il miglioramento dei percorsi di cura. L’evento è stato la cornice per la presentazione di un documento fondamentale per il futuro della gestione della malattia in Italia: le nuove “Linee di indirizzo” per i Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (Pdta). Il lavoro è il frutto di un intenso impegno di un gruppo multidisciplinare che ha visto il coinvolgimento attivo di esperti fisiatri e rappresentanti della Simfer, Società italiana di medicina fisica e riabilitativa. Durante l’incontro, è stato evidenziato come il quadro delle politiche pubbliche stia evolvendo verso un sostegno concreto alla patologia. A dicembre 2025 è stato approvato l’emendamento finalizzato a finanziare programmi specifici per la diagnosi precoce e la presa in carico delle persone con Malattia di Parkinson. In concreto, a partire dal 2026, la quota Prevenzione del Fondo Sanitario Nazionale, pari a 238 milioni di euro, finanzierà anche la realizzazione di programmi strutturati per la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva, garantendo una risposta più rapida ed efficace ai bisogni dei pazienti. In questo contesto di rinnovato impegno istituzionale, durante la tavola rotonda, il presidente nazionale Simfer Giovanni Iolascon, ha posto l’accento sul ruolo cruciale e insostituibile della medicina riabilitativa, sottolineando che: “La riabilitazione non può essere considerata un intervento accessorio, ma deve essere riconosciuta come parte integrante e necessaria della cura in ogni fase della vita della persona”. Nel suo intervento, Iolascon ha inoltre richiamato la necessità di un cambio di prospettiva: “Dobbiamo superare una visione episodica della riabilitazione. Il bisogno riabilitativo nella malattia di Parkinson è continuo e accompagna la persona fin dal momento della diagnosi”. Richiamando i principi dell’approccio biopsicosociale, il presidente ha evidenziato l’importanza di un inquadramento che non si fermi alla gestione clinica del “problema” o della singola patologia, ma che si prenda carico della persona nella sua interezza. In questa prospettiva, la riabilitazione si configura come uno strumento indispensabile per preservare l’autonomia, favorire la partecipazione sociale e migliorare la qualità della vita, adattandosi dinamicamente ai cambiamenti che la malattia impone nel tempo.

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