Paola e Sergio, due artisti e una speranza per il Forlanini
Cortellesi e Rubini: laurea ad honorem per la prima e uno struggente ricordo per il secondo
Ė stata una sorpresa per tutti, anche per l’interessata, la laurea honoris causa in Scienze infermieristiche e Sanità pubblica a Paola Cortellesi, celebrata attrice e regista che con il film “C’è ancora domani” si è collocata nell’olimpo della settima arte a livello internazionale. Il titolo, conferito dalla Università degli studi di Roma Tor Vergata il 10 settembre, è il riconoscimento, così si legge nella motivazione, “con cui si rende omaggio a una protagonista della cultura italiana, capace di unire talento artistico e impegno civile, dando voce attraverso il cinema e il teatro a tematiche di rilevanza sociale quali la dignità della persona, la condizione femminile, le disuguaglianze e i diritti fondamentali”. Valori connessi, secondo i vertici dell’ateneo, “alla missione della sanità pubblica e dell’infermieristica: la cura, la prevenzione, l’equità, il sostegno alle fragilità“. E subito vengono in mente le immagini della pellicola, in cui la protagonista subisce comportamenti violenti in casa da parte di suo marito, un filo rosso che lega le ferite fisiche a quelle dell’anima e rimanda al concetto di cura e di contrasto alla discriminazione di genere, che Cortellesi ha saputo ben rappresentare sul grande schermo. “Mi sono chiesta il perché di questo vostro riconoscimento, di cui sono onorata, e cosa avessero in comune i nostri rispettivi mestieri. Ho pensato all’empatia e alla necessità di mettersi nei panni dell’altro”, ha esordito l’artista durante la cerimonia di consegna del titolo all’Auditorium di Tor Vergata intitolato a Ennio Morricone, nella facoltà di Lettere. Una facoltà che Cortellesi frequentò molti anni fa e poi abbandonò per seguire il demone del teatro. Così come ha frequentato i reparti di Pediatria per portare conforto ai piccoli ricoverati con la terapia del sorriso. Ma la frequentazione degli ospedali da parte di Paola non si è esaurita qui. Nella scena finale del film che ne ha visto il debutto alla regia ed è stato pluripremiato, appare una scala – che nella finzione scenica doveva condurre al seggio elettorale – e nella realtà è un ingresso secondario ai vecchi padiglioni di Pneumologia dell’ospedale Forlanini. Un complesso storico, monumentale, con una indimenticata tradizione di cura delle patologie polmonari, chiuso dalla Regione Lazio il 30 giugno del 2015 e lasciato in abbandono, senza nessuna idea di riutilizzo o riconversione, se non la possibilità di girare alcune scene per cinema e tv. Nello stesso complesso, il giorno dopo la laurea a Paola, 11 settembre, si è recato un altro grande regista italiano, Sergio Rubini, per fare un sopralluogo finalizzato a riprese cinematografiche. Ed è struggente il commento che Rubini consegna ai social, indirizzato a un altro grande personaggio del Forlanini: Massimo Martelli, già primario della Chirurgia toracica che tanto si è battuto, e ancora si batte, perché l’ospedale venga riaperto e destinato all’assistenza, come sarebbe opportuno. “Caro Massimo – inizia il regista – penso a quando questo luogo era il tuo regno e qui curavi e guarivi tante persone e mi viene tanta nostalgia”. Poi termina con un messaggio di speranza, affinché si riscriva una nuova storia per l’ospedale. Così come la scala immortalata da Paola Cortellesi, lanciava una speranza perché l’Italia, con il voto per la prima volta alle donne scrivesse una nuova storia per il Paese. Chissà che qualche mente illuminata, unendo questo filo rosso non scriva una nuova storia per il Forlanini. (Nella foto: l’iconica scala del Forlanini)

