Padova, il robot dei miracoli
Primi a risolvere lo stretto toracico, che colpisce in prevalenza i giovani, con chirurgia mininvasiva
Ė una sindrome invalidante, che compromette la qualità della vita e consiste in disturbi causati dalla compressione di nervi, detti del plesso brachiale o vasi sanguigni – arteria e vena succlavia – e causa dolore, intorpidimento, debolezza dell’arto superiore, talvolta dolore a collo, spalla, mano, parestesie, atrofia muscolare e gonfiore. La sindrome dello stretto toracico, che colpisce in particolare i giovani, a tutt’oggi, consente un trattamento in prevalenza conservativo, basato sulla fisioterapia ed esercizi posturali. La chirurgia è prevista soltanto in casi gravi ma ora, a Padova, la Chirurgia toracica dell’Azienda Ospedale Università apre nuove strade con tecniche mininvasive per curare e risolvere la complessa sindrome. L’équipe guidata da Andrea Dell’Amore è prima in Veneto e tra le prime in Italia ad affrontare con tre incisioni di pochi centimetri una patologia molto invalidante, dolorosa e, con l’andar del tempo, anche pericolosa. L’intervento consiste nella asportazione, attraverso il robot, della cosiddetta ‘prima costa’, causa principale della compressione che determina la patologia. I risultati di tale tecnica interventistica sono evidenti: minore degenza, dolore ridotto, recupero veloce, con un basso rischio di complicanze. Immediato il commento e l’apprezzamento del presidente della Regione Alberto Stefani, che evidenzia l’importanza della tecnica robotica utilizzata nella correzione dello stretto toracico. “Condivido in pieno – esordisce il presidente – anche la prospettiva di dare avvio a un programma strutturato di uso della robotica per risolvere la sindrome dello stretto toracico, a tutto vantaggio dei malati, che potranno ricevere le cure più adatte con tempi di intervento e di ricovero dimezzati e una ripresa post-operatoria praticamente immediata”. Una innovazione che avrà sicuri riflessi positivi in tutta l’organizzazione ospedaliera, considerato che, il miglioramento dell’approccio e la conseguente riduzione della degenza, ha ripercussioni significative anche sulla spesa ospedaliera e, di questi tempi, non è male.

