Nuove lauree, arriva l’infermiere super-specialista
Trasmesso al Parlamento il 31 dicembre il decreto del ministero dell’Università e ricerca
Nuove lauree infermieristiche ovvero, come rendere più attrattiva la professione a “invarianza di risorse”, come si usa dire in linguaggio burocratico. Ma il senso è sempre quello: si propongono percorsi di studio innovativi che creino super-specialisti in qualche disciplina, senza gli opportuni investimenti atti a garantire una retribuzione in linea con la media europea. Sembra andare in questo senso il decreto del ministero dell’Università e ricerca trasmesso al Parlamento il 31 dicembre, che si appresta a compiere il suo iter per l’approvazione. Si tratta della introduzione di tre nuove lauree magistrali in infermieristica, dopo il conseguimento del titolo triennale, rispettivamente in cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità. Il secondo percorso di studi è invece riservato all’area critica, emergenza e terapia intensiva e infine segue la specialità in area neonatale e pediatrica. L’intento principale, secondo i proponenti, è quello di rafforzare l’assistenza, rispondere alla carenza di personale e rilanciare una professione sempre meno scelta dai giovani adeguando a tal fine, l’organizzazione dell’assistenza. A corredo, la solita litania di ottimi propositi: garantire cure più efficaci ai pazienti, ridurre i ricoveri inutili, rafforzare la presenza infermieristica nei momenti di maggiore stress ospedaliero. La musica cambia ascoltando i pareri dei diretti interessati, da cui la prima sollecitazione che arriva è: “Tutto questo sempre a 1700 euro al mese?”. Neanche l’allettante novità della “prescrizione infermieristica”, che autorizza il professionista a richiedere su ricetta dispositivi legati all’assistenza, come materiali per medicazioni, ausili per l’incontinenza o presidi per stomie solletica tanto l’interesse degli infermieri. “Tanta fatica per prescrivere un pannolone?”, si chiede Benedetta, dieci anni di lavoro in un grande ospedale romano. Scetticismo allo stato puro, per una professione che nel panorama sanitario ha collezionato tante rinunce, cocenti delusioni e poco appagamento. Al centro dell’attenzione c’è sempre la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare da potenziare, settori che non riescono a decollare proprio per la carenza di professionisti. Con tali percorsi di studio, che a essere ottimisti potranno sfornare non prima del 2008 i nuovi laureati, si pensa di arrivare all’obiettivo primario perseguito dai decisori politici: lo snellimento dell’assistenza ospedaliera e l’aumento di efficienza del servizio sanitario. Gli stessi sindacati mantengono una posizione di attesa rispetto a tale innovazione. La Cgil, attraverso il dipartimento Funzione pubblica, sebbene sostenga l’aspetto positivo di una evoluzione professionale, chiede di accompagnare tali riforme con adeguati investimenti e significative modifiche contrattuali. Più conciliante Ugl Salute, che confida nel rilancio della professione e il rafforzamento del Servizio sanitario, intravedendo nelle novità introdotte, specie con la prescrizione infermieristica, la possibile “riduzione di inutili passaggi burocratici, soprattutto per i pazienti cronici e fragili”, commenta il segretario nazionale Gianluca Giuliano, che auspica in ogni caso “atti normativi e contrattuali coerenti, capaci di dare piena dignità a una professione che è uno dei pilastri della sanità pubblica”.

