Negli anni Quaranta era un convento in cui le suore si prendevano cura delle donne povere e sole, strappandole a un miserabile destino. Ai nostri giorni l’antico edificio di Santa Caterina della rosa, nato con la Confraternita delle vergini miserabili a ridosso di largo Preneste, la cura la rivolge a un ampia fascia di popolazione, sia nella versione di ospedale di comunità con quindici posti letto a “bassa intensità” su 450 metri quadrati a disposizione, sia come casa di comunità, con gli ambulatori specialistici, il centro prelievi, il servizio infermieristico, il centro dialisi, la terapia anticoagulante orale, l’ambulatorio “Curare con cura” dedicato alle persone fragili con disabilità complesse, il centro chirurgico multidisciplinare, il centro terapia del dolore, la pediatria, la tac di ultima generazione e la risonanza magnetica ‘aperta’ anti claustrofobia. Ci sono anche i servizi amministrativi, con gli sportelli del Cup, l’ufficio per dichiarare la volontà di donare gli organi, il punto unico di accesso (Pua) per facilitare i percorsi degli assistiti, l’ufficio rilascio esenzioni e patenti speciali. Si arricchisce così di nuovi servizi la medicina territoriale della Asl Roma 2, che il 27 febbraio, insieme al Santa Caterina della rosa ha attivato la casa di comunità “Appio Claudio”, in via Cartagine 85, in quello che era il più grande poliambulatorio di zona. L’azienda sanitaria ha ingranato la marcia giusta e, grazie alla spinta della Regione Lazio, nel giro di sette mesi ha completato il programma di assistenza sanitaria territoriale previsto dal decreto 77 del 2022 e finanziato con i fondi del Pnrr.  I presidi di “Santa Caterina” si affiancano alle case della comunità “San Felice”, “Bresadola” e “La Rustica”, nel Municipio V mentre “Appio Claudio” si aggiunge ad “Antistio” e “Morena” nel Municipio VII. Una boccata d’ossigeno per gli ospedali che, con il supporto di tali strutture, dovrebbero vedere affievolito il massiccio afflusso di persone in pronto soccorso anche in caso di banali affezioni. Analoga funzione per l’ospedale di comunità, che dovrebbe evitare i ricoveri ospedalieri non necessari e facilitare le dimissioni, specie quelle cosiddette ‘protette’, con pazienti cronici, con un percorso ospedaliero concluso ma che non possono essere assistiti al proprio domicilio e offre prestazioni diagnostiche e terapeutiche di base, insieme all’assistenza riabilitativa e funzionale. Notevole l’impegno economico per i tre interventi, che ha visto per l’ospedale uno stanziamento di fondi europei pari a 1.612.976,67 euro, per la casa di comunità al Santa Caterina 1.241.873,21 e per l’Appio Claudio 2.251.061,14 euro. Quest’ultimo presidio, insieme al Cup, al Pua, alle cure primarie, ai servizi amministrativi per rilascio esenzioni e tessere per assistenza stranieri, svolge una intensa attività di prevenzione con gli screening oncologici, le vaccinazioni, l’ambulatorio infermieristico. Il tutto con l’intervento della Centrale operativa territoriale (Cot), che ha il compito di coordinare tutti i servizi locali. Palpabile la soddisfazione del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, dell’assessore alle Politiche sociali Massimiliano Maselli, del direttore generale della Asl Francesco Amato, presenti all’attivazione dei presidi, a cui si sono uniti i rappresentanti locali del V e VII municipio. All’unisono, hanno ribadito l’importanza dei servizi a disposizione, “una sanità territoriale accessibile, accogliente, fondata sulla integrazione sociosanitaria, segno di una nuova stagione nell’assistenza pubblica romana”. In sintesi: un cambio di paradigma rispetto al passato.

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