Nitag, una storia che viene da lontano
Nell’ottobre 2019 una simulazione di pandemia da coronavirus fu predisposta dalla Fondazione di Bill Gates
Da giorni un misterioso acronimo riempie le cronache dei giornali e fa capolino sui principali notiziari. Si tratta del Nitag – National Immunization Technical Advisory Group – un organismo tecnico di supporto al ministero della Salute nella elaborazione delle strategie vaccinali, basate su “solide evidenze scientifiche”. Sul sito del dicastero di lungotevere Ripa, nella pagina dedicata, è individuato come “Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni”, una dicitura che ben esprime i reali poteri dei membri che ne fanno parte, che si sostanziano in pareri e raccomandazioni sul recupero di coperture vaccinali diminuite, il contrasto alla esitazione vaccinale, la programmazione del calendario vaccinale, la sinergia con le Regioni e con organismi internazionali quali l’Oms, l’Unicef, la Fondazione Gates e similari. La recente nomina di due membri – il pediatra Eugenio Serravalle e l’ematologo Paolo Bellavite – che in passato, avevano manifestato dubbi su alcune vaccinazioni infantili presumibilmente “ridondanti”, ha creato una piccola crisi in ambito ministeriale, con molti esponenti della comunità scientifica che hanno chiesto al ministro della Salute Orazio Schillaci la rimozione dei due specialisti, provocando la revoca del decreto di istituzione del Nitag. Un organismo comunemente conosciuto con l’acronimo inglese perché la sua storia parte da lontano ed è legata a un piano mondiale per le immunizzazioni il “Global Vaccine Action Plan”, promosso nel 2012 dall’Oms – che, a sua volta, ha al suo interno il Sage (Strategic Advisory Group of Experts On Immunization) – sulla base dell’iniziativa lanciata dalla Bill & Melinda Gates Foundation che, a partire dal 2011, dette una forte spinta alle politiche vaccinali di oltre 200 Paesi. Da allora un profluvio di iniziative in tal senso ha connotato le organizzazioni internazionali e i singoli territori, con la nomina di Beatrice Lorenzin quale rappresentante dell’Italia come Nazione capofila per cinque anni delle strategie vaccinali nel mondo, con conseguente campagna informativa negli istituti di istruzione per illustrare corretti stili di vita associati alle inoculazioni. Era il 2014 e tale conferimento fu riconosciuto all’allora ministro della Salute dal presidente Usa Barak Obama e, nell’ottobre 2019, la stessa Fondazione Gates, in collaborazione con il Johns Hopkins Center for Health Security e il World Economic Forum, inscenò la simulazione di una pandemia causata da un coronavirus, con l’intento di valutare le risposte politiche, economiche e sanitarie a una crisi sanitaria globale, chiamata “Event 201”. In linea con tali politiche, che hanno tra gli obiettivi strategici “l’immunizzazione in tutti i Paesi quale priorità”, ogni Stato coinvolto, oltre a favorire una legislazione per il finanziamento delle campagne vaccinali, si è dotato di un organismo tecnico dedicato allo scopo, in ossequio alla Risoluzione WHA65.17 votata dalla Assemblea mondiale dell’Oms. In Italia fu lo stesso ministro Lorenzin a firmare il decreto di istituzione del Nitag, poi rinnovato e integrato nel 2021, con la sigla del nuovo titolare del dicastero Roberto Speranza. Sempre nel 2017 fu promulgata la legge 119, che ha reso obbligatori per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni le immunizzazioni per l’antipoliomielitica; antidifterica; antitetanica; antiepatite B; antipertosse; anti Haemophilus Influenzale tipo B; antimorbillo; antirosolia; antiparotite; antivaricella. Secondo le linee guida internazionali, il gruppo di esperti del Nitag deve avere caratteristiche di multidisciplinarietà, competenza in varie specialità mediche e un numero di componenti consigliati non superiore a 15 esperti. Quello nominato – e revocato – di recente dal ministro Schillaci di rappresentanti ne aveva 22 mentre quello superstite istituito dal ministro Speranza ha 28 rappresentanti. Superfluo rammentare che, insieme a tali caratteristiche, è richiesta ai membri l’assenza di conflitti di interesse e la non appartenenza a istituzioni, ordini professionali, società scientifiche e similari. (Nella foto: la Fondazione Gates)

