Musicoterapia, non son solo ‘canzonette’
Numerose evidenze scientifiche dimostrano i benefici dell’approccio nei disturbi dei bambini
Musica, non solo il piacere di ascoltare un brano o cantarlo. Per quanto attiene alla salute può diventare uno strumento terapeutico importante, in grado di attivare, sostenere e potenziare lo sviluppo dei più piccoli. Sempre più servizi di neuropsichiatria infantile stanno integrando la musicoterapia nei percorsi di cura, riconoscendone il valore come intervento non farmacologico capace di promuovere lo sviluppo globale del bambino. Tale metodo si è affermato come intervento clinico complementare nei disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva, sostenuto da numerose evidenze neuroscientifiche. La musica attiva contemporaneamente circuiti legati al linguaggio, alla memoria, all’attenzione, alle emozioni e alla motricità, coinvolgendo sia strutture corticali sia sottocorticali. “In ambito pediatrico la musicoterapia – spiega Maria Nicoletta Aliberti, responsabile dei centri età evolutiva Villa Alba gruppo Ini – si connota come un processo relazionale strutturato condotto da un professionista formato. Attraverso il canto, l’improvvisazione sonora, il movimento ritmico e l’uso di strumenti musicali, il terapeuta costruisce uno spazio comunicativo condiviso nel quale il bambino può sperimentare nuove modalità di espressione e relazione, anche quando il linguaggio verbale è compromesso. Uno degli ambiti di maggior applicazione del metodo è quello dei disturbi dello spettro autistico, seguono il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Accanto ai benefici cognitivi, la musicoterapia esercita un impatto significativo sulla dimensione emotiva e psicologica. “La musicoterapia – spiega Laura Iuvone, neuropsichiatra infantile, responsabile del servizio di neuropsicomotricità dei Centri Don Gnocchi di Roma – è un intervento che agisce sulla globalità del bambino, senza richiedere competenze musicali specifiche. È indicata tra le altre cose nei disturbi del neurosviluppo, nei disturbi del linguaggio, dell’attenzione e nelladisabilità cognitiva. Grazie alla mediazione sonora, il bambino può esprimersi in modo alternativo alla parola, costruire relazioni significative e attivare strategie comunicative funzionali. Nei bambini più piccoli, agisce come base per l’acquisizione di competenze più complesse”. Nei piccoli con patologie neuropsichiatriche si osservano spesso riduzione dell’ansia, miglioramento dell’autostima e maggiore capacità di regolazione emotiva. La possibilità di esprimersi in un contesto creativo favorisce inoltre la costruzione dell’identità e rafforza il legame con i genitori, che possono essere coinvolti nel percorso terapeutico.

