Casa e comunità due sostantivi basilari nella vita di una persona. Da una parte la casa che ti accoglie, ti protegge, ti dà sicurezza, dall’altra la comunità che ti ascolta, ti accompagna, ti sostiene. A Torre Maura nel VI Municipio delle Torri, dall’accostamento di questi sostantivi si è realizzato un piccolo miracolo: la nascita della prima casa di comunità del territorio, per l’assistenza sociosanitaria, che l’8 luglio si è presentata ai cittadini risorta, è proprio il caso di dirlo, dalle ceneri di una oscura occupazione abusiva durata più di trenta anni. La storia venne alla ribalta il 30 aprile 2024, grazie a un servizio di “Quarta Repubblica”, programma di inchieste e confronto politico in onda su Retequattro, condotto dal vulcanico Nicola Porro. Fu il presidente del Municipio Nicola Franco a rivelare al giornalista che, in zona Torre Maura, da alcuni decenni un edificio di proprietà comunale in via delle Averle, già sede di un collettivo vicino agli anarchici, era occupato da quattro persone adulte “non aventi titolo” e non si riusciva a sgomberare i locali. Una storia assurda, considerato che da tempo 2 milioni di euro, stanziati grazie all’articolo 20 della legge 67 del 1988 sull’edilizia sanitaria, erano pronti per essere investiti in servizi sanitari, nota dolente in un territorio quasi privo di presidi pubblici in cui non si riusciva a reperire un locale idoneo. Nei piani della Asl Roma 2, c’era la realizzazione della casa di comunità, prevista dal decreto del ministero della Salute numero 77 del 2022, che definisce gli standard dell’assistenza territoriale. Un presidio necessario ai circa 300 mila residenti, che stentava a vedere la luce, se non si fosse realizzata una sinergia tra istituzioni a tutti i livelli, culminata poco tempo dopo la denuncia televisiva, con l’agognato sgombero degli abusivi, avvenuto il 4 ottobre dello stesso anno. Rientrato in possesso dell’immobile comunale di 1000 metri quadrati, il Municipio lo ha concesso in comodato d’uso alla Asl Roma 2 per usi sanitari e, nel tempo record di otto mesi, è avvenuta l’insperabile trasformazione di quel luogo una volta degradato, inquietante e cupo in una moderna struttura sanitaria con tutti i crismi. Una grande e accogliente sala per il Cup, un corridoio con una serie di ambulatori, uffici amministrativi e, novità assoluta, la stanza per l’accompagnamento alla nascita, il sostegno al disagio giovanile e il contrasto alla violenza di genere, con poltrone turchesi e poltroncine multicolore. Perché la casa di comunità si caratterizza come momento innovativo dell’assistenza, non più considerata come erogatrice di una serie di prestazioni ma servizio che mette al centro la persona, proponendo specifici percorsi con équipe multidisciplinari per le cronicità e per la prevenzione, diagnosi, cura, supporto psicologico e sociale. Una rivoluzione copernicana rispetto al passato, essenziale in un territorio in cui la fragilità sociale è molto presente. Un risultato dovuto alla sinergia istituzionale, che vede Regione Lazio e Municipio VI delle Torri in prima linea, affiancati da forze dell’ordine, dalla comunità religiosa, da Roma Capitale, il cui rappresentante Mariano Angelucci, ha espresso il proprio apprezzamento “per un servizio in più per i cittadini”. Così come la consigliera capitolina Francesca Barbato (FdI) ha parlato di “risultato grandioso l’aver sottratto la struttura all’illegalità, destinandola ai cittadini per godere del diritto alla salute”. Una conquista ottenuta grazie alla tenacia del presidente Franco che da decenni mal tollerava quel covo di illegalità sottratto al bene pubblico e ora vede “questa conquista come il coronamento di una storia d’amore. Abbiamo vinto grazie all’apporto di tutti, investendo fondi pubblici per il bene della collettività”. Non manca la sorpresa finale, a supporto delle parole del presidente della Regione Francesco Rocca che evidenzia come tali realizzazioni “servano a riconquistare la fiducia dei cittadini negli amministratori” e ribadisce la necessità che i medici di famiglia diventino figura centrale delle case di comunità. Una battaglia aspra, che il presidente porta avanti da mesi, non senza contrasti e che, inaspettatamente, ha trovato quale alleato, un medico di famiglia presente in sala, che chiede a gran voce di “spezzare certi monopoli”. Se ne riparlerà a settembre quando la casa di comunità, concluso l’iter di accreditamento per l’apertura, attiverà i servizi.

 

 

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