Morti in ambulanza, prosegue l’indagine
Comunicato di cordoglio di Fnopi (Federazione infermieri) e Croce Rossa
Emergono particolari sconcertanti nella vicenda delle morti in ambulanza. In una recente conferenza stampa, sarebbero emersi particolari schiaccianti che inchioderebbero il 27enne autista Luca Spada, indagato per omicidio volontario, alle sue responsabilità. Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Forlì e riguarda i decessi di alcuni anziani, verificatisi in un breve lasso di tempo, dopo il trasporto sul mezzo di soccorso. A fornire prove inconfutabili, sarebbero alcune intercettazioni telefonico-ambientali, in cui si sente l’operatore della Croce Rossa pronunciare le frasi: “Questi poveri vecchietti soffrono troppo… non è giusto… devono andare dal Buon Dio…” e in un’altra: “Mi è piaciuto tanto quello che ho fatto… Lo voglio rifare”. Spada, attualmente agli arresti, è ritenuto dalla Procura il presunto responsabile, con l’accusa di omicidio aggravato, nonostante si proclami innocente. Sul suo conto, la Croce Rossa presso cui l’uomo prestava servizio alla guida delle ambulanze, ha precisato in un comunicato “che l’operatore coinvolto era già stato sospeso in via cautelativa e che, comunque, fin dai primi giorni successivi all’inizio delle indagini, non era in servizio. I fatti gravi oggetto delle indagini della Procura sono in assoluto contrasto con i valori e la missione della Cri, in Italia e nel mondo” si precisa nella nota. L’organizzazione assistenziale, esprimendo “il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle persone defunte”, ha sottolineato i valori e la missione della Cri in Italia e nel mondo, connotati da “un impegno quotidiano con oltre 150mile volontarie e volontari che supportano chiunque soffra o si trovi in difficoltà”. Una vicenda inquietante quella dell’autista presunto autore di delitti, che non può certo mettere in discussione l’azione della Croce Rossa. Così come si affretta a respingere qualsiasi accostamento di Spada alla professione infermieristica la Federazione nazionale degli ordini (Fnopi), che in un comunicato precisa: “La persona coinvolta nelle indagini per le morti in ambulanza a Meldola non è un infermiere iscritto all’Albo, né risulta in alcun modo abilitata all’esercizio della professione infermieristica, che prevede specifici percorsi universitari, il conseguimento di un titolo abilitante, l’iscrizione obbligatoria all’Ordine, con il conseguente rispetto del Codice deontologico”. Motivo della comunicazione è da attribuire a una involontaria imprecisione di alcune testate che avrebbero attribuito al presunto colpevole la qualifica di infermiere. Non manca, da parte della Federazione e dell’Ordine di Forlì-Cesena, l’espressione di vicinanza alle famiglie colpite dall’imprevisto lutto, insieme al ribadito valore del sistema di assistenza, che non può essere minato da disinformazione che “produce un danno diretto all’immagine e alla credibilità di una professione fortemente impegnata ad affrontare le criticità del sistema di emergenza-urgenza”.

